Scomparsa Diego Baroni: tutte le domande dei pm
Molti interrogativi su tutta la vicenda: i magistrati di Verona intendono chiarirli
La foto contenuta nel post pubblicato da Saretta Agnolin, madre di Diego Baroni, per chiedere aiuto nelle ricerche del figlio 14enne scomparso dal 12 gennaio a Verona e ritrovato ieri a Milano
La Procura di Verona pronta ad ascoltare Diego Baroni, al centro di una scomparsa ancora piena di punti oscuri: le domande dei pm, al suo rientro a casa. Dalla sua permanenza a Milano alla scomparsa di scarpe, zaino e telefono. Fino al presunto interesse per “soldi facili” e contatti legati alla Svizzera, gli inquirenti intendono ricostruire una traiettoria che presenta molte incongruenze. L’obiettivo, capire cosa sia realmente accaduto, con chi fosse in contatto e se dietro le sue scelte ci siano state influenze esterne o progetti non dichiarati.
La permanenza a Milano e ciò che non torna
Uno dei primi nodi riguarda il periodo trascorso da Diego Baroni a Milano. Gli investigatori – a Verona aperto un fascicolo per sottrazione di minore – stanno cercando di chiarire quanto sia durata effettivamente la sua permanenza, dove abbia dormito e con chi abbia avuto contatti diretti. Alcuni passaggi temporali risultano poco chiari e non completamente ricostruibili sulla base delle informazioni disponibili. È proprio su questo arco di tempo che si concentrano i primi interrogativi: Milano come semplice tappa o come luogo centrale di incontri e decisioni decisive.
La scomparsa di scarpe, zaino e telefono
Un altro elemento che desta attenzione è la sparizione di oggetti personali fondamentali. Le scarpe, lo zaino e soprattutto il telefono di Diego Baroni non sono stati ritrovati, rendendo più complessa la ricostruzione dei suoi ultimi spostamenti. Il cellulare, in particolare, rappresenterebbe una chiave cruciale per comprendere contatti, messaggi e eventuali accordi presi nei giorni precedenti. La mancanza di questi oggetti alimenta il sospetto che non si tratti di una semplice distrazione o di una perdita casuale.
Il telefono, poi ritrovato in possesso di un immigrato che vi aveva inserito un’altra sim.
La voglia di fare soldi facili e il profilo digitale
Secondo quanto emerso, Diego Baroni avrebbe manifestato interesse per forme rapide di guadagno. Gli inquirenti stanno verificando il suo comportamento online, compresa la possibilità che abbia creato o utilizzato account Google non riconducibili immediatamente alla sua identità. Questo aspetto apre interrogativi sul tipo di attività che stava valutando e sull’eventuale coinvolgimento in circuiti poco trasparenti. La dimensione digitale della vicenda è considerata centrale per comprendere se Baroni fosse alla ricerca di opportunità economiche rischiose o illegali.
La Svizzera come prospettiva di guadagno
Tra gli elementi che i magistrati vogliono approfondire c’è anche il riferimento alla Svizzera come possibile luogo in cui “fare soldi facili”. Non è chiaro se si trattasse di un’idea vaga, di racconti ascoltati da terzi o di un progetto concreto già avviato. Gli investigatori stanno cercando di capire se Diego Baroni avesse contatti oltreconfine, promesse di lavoro, o legami con persone che gli avrebbero prospettato guadagni rapidi, magari senza spiegare fino in fondo i rischi.
Con chi era in contatto e chi potrebbe aver influito
Il cuore dell’indagine riguarda ora la rete di relazioni di Diego Baroni, sulla sua scomparsa molte le domande dei pm. Chi frequentava realmente nei giorni precedenti la scomparsa, chi lo ha incoraggiato a muoversi tra Milano e l’estero, e chi potrebbe aver avuto interesse a coinvolgerlo in attività opache sono domande ancora aperte. La Procura vuole capire se Baroni abbia agito in autonomia o se sia stato spinto, convinto o addirittura manipolato da qualcuno più esperto.
Perché i magistrati vogliono sentirlo ora
La decisione dei magistrati veronesi di ascoltare subito Diego Baroni nasce dalla necessità di chiarire personalmente queste contraddizioni. Solo un confronto diretto potrà spiegare il senso dei suoi spostamenti, delle sue ambizioni economiche e delle scelte digitali compiute. L’audizione è considerata un passaggio decisivo per separare ciò che è frutto di supposizioni da ciò che può essere accertato come fatto.
Una scomparsa ancora tutta da ricostruire
La storia di Diego Baroni resta sospesa tra ambizioni personali, spostamenti poco chiari e contatti ancora da identificare. Gli interrogativi superano, al momento, le certezze. Ed è proprio su queste zone d’ombra che la Procura intende fare luce, per comprendere se dietro la vicenda si nasconda solo un percorso individuale confuso o qualcosa di più strutturato e pericoloso.
Torna alle notizie in home