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Scudo penale e sicurezza, Tiani (SIAP): “Scriminanti necessarie, nessuna impunità”

di Andrea Scarso -


In seguito all’approvazione del nuovo Decreto sicurezza, avvenuta nella serata del 5 febbraio 2026 in Consiglio dei ministri, si riaccende il dibattito politico e istituzionale sullo scudo penale per le forze di polizia. Ma, chiarisce il SIAP, non si tratta di creare zone franche dalla giustizia. Il nodo centrale è un altro: riconoscere tempestivamente le cause di giustificazione, evitando procedimenti automatici quando la liceità dell’azione risulta evidente.

È questa la posizione ribadita dal segretario generale del Sindacato italiano appartenenti polizia, Giuseppe Tiani, intervenuto sul confronto in corso sulle nuove norme in materia di sicurezza.

La delusione per lo stallo politico

Secondo Tiani, resta il rammarico per l’assenza di una sintesi politica e parlamentare su un tema definito “estremamente delicato”. Tuttavia, dalle decisioni assunte dal Governo emergerebbe una linea più chiara rispetto al passato.

Lo scudo penale, sottolinea il SIAP, non può essere confuso con una forma di impunità. Una distinzione che, nelle ultime settimane, è diventata centrale nel dibattito pubblico e mediatico.

Scriminanti e Stato di diritto

Il nodo vero, per il sindacato di polizia, è il riconoscimento tempestivo delle scriminanti: legittima difesa, stato di necessità e altre cause di giustificazione previste dall’ordinamento.

Secondo Tiani, è proprio su questo terreno che si misura l’autorevolezza dello Stato di diritto. L’obiettivo non è sottrarre le condotte al controllo della magistratura, ma evitare automatismi processuali quando il contesto e i fatti rendono già chiara la legittimità dell’azione.

Una tutela che, viene ribadito, dovrebbe valere non solo per gli operatori di polizia, ma per tutti i cittadini coinvolti in situazioni di necessità.

Nessuno scudo generalizzato

L’impostazione che sta emergendo, osserva il SIAP, va nella direzione auspicata dal sindacato: niente scudo penale generalizzato, ma un corretto inquadramento giuridico fin dall’inizio dei procedimenti.

Una scelta che avrebbe un duplice effetto: garantire la serenità operativa di chi lavora sul campo e rafforzare il principio di uguaglianza davanti alla legge, evitando trattamenti differenziati o privilegi.

Fermo preventivo, strumento da regolare

Nel quadro delle nuove misure di sicurezza rientra anche il tema del fermo preventivo, che il SIAP considera uno strumento utile sul piano della prevenzione. Ma con un avvertimento chiaro: deve poggiare su presupposti oggettivi, verificabili e controllabili.

La prevenzione, avverte Tiani, non può tradursi in discrezionalità assoluta. Al contrario, deve rafforzare l’ordine pubblico senza indebolire le garanzie democratiche, restando sempre sottoposta al vaglio di legittimità.

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