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“Scuole Contro il Razzismo”, ma i ragazzi possono aspettare: la festa era per Gualtieri

di Frida Gobbi -


Siamo a “La Nuvola” di Roma, il centro congressi progettato da Fuksas nel cuore dell’EUR, in chiusura di uno degli eventi patrocinati da Città Metropolitana di Roma Capitale per le scuole del territorio, quest’anno impegnate nella seconda edizione del concorso “Scuole Contro il Razzismo”.

I ragazzi di 33 scuole coinvolte nel progetto hanno realizzato brevi cortometraggi verticali sul delicato tema del razzismo in chiave giovanile. In un clima generale di festa, non tutti però sembrano aver apprezzato fino in fondo il piano organizzativo dell’evento: siamo andati a chiedere loro cosa sembra non aver funzionato.

“La Consigliera Tiziana Biolghini, promotrice dell’iniziativa, scrive sui propri canali ufficiali e sul sito di Città Metropolitana di Roma Capitale di aver messo a disposizione esperti nel settore, come Salvatore Marino, regista e sceneggiatore, affinché i ragazzi potessero apprendere le principali tecniche di regia per realizzare il proprio cortometraggio. Potete raccontarci qualcosa di questa sessione di incontri con i ragazzi?”

“Quale sessione di incontri? Qui non si è visto nessuno, abbiamo fatto tutto da soli, interamente sulle nostre spalle e senza alcun contributo”, riferisce A.C., docente di sostegno.

Quando chiediamo di approfondire, continua: “Al momento dell’iscrizione del nostro istituto, ci era stato proposto un vero e proprio tutoraggio, affinché i nostri alunni apprendessero qualcosa in concreto dell’arte cinematografica. Nella realtà ci siamo ritrovati a partecipare a un solo incontro di due ore, alla presenza di varie scuole insieme. Avremmo dovuto lavorare in laboratori specifici per inquadrature, sceneggiatura, montaggio, scelta delle musiche e del soggetto… Quanto pensa si sia potuto fare in due ore con il solo Marino, nella sua unica giornata di presenza, con tutti nella stessa sala impegnati contemporaneamente? Già da lì ci è parso chiaro che, se avessimo voluto partecipare, avremmo potuto contare solo sulle nostre forze.”

“Come pensa siano stati impiegati i soldi spesi per questo progetto, quindi?”
“Sinceramente non saprei come risponderle, certamente non per le scuole né per i ragazzi.”

L’insegnante R.M., accortasi della nostra presenza, interviene: “Mi lasci dire una cosa, e voglio che sia riportata: durante la call preliminare con le insegnanti e nell’unico incontro di cui parlava la collega è stato promesso chiaramente che i ragazzi sarebbero stati gratificati con la proiezione integrale del proprio lavoro. Questo è stato riportato alle classi e alle famiglie. Ci siamo ritrovati ad assistere a un evento più breve del previsto, con la proiezione di 9 lavori su 28 presentati. Trovo che questo sia profondamente ingiusto: non meravigliamoci che i ragazzi siano scontenti.”

Considerando la durata minima degli elaborati, chiediamo quale sia stato il contenuto della mattinata: “Il sindaco Gualtieri e la consigliera Biolghini hanno tenuto banco a lungo. All’arrivo del sindaco, la proiezione di uno dei lavori è stata interrotta a metà per consentire alla consigliera di presentare quello che ha definito ‘il migliore tra i sindaci di Roma Capitale’.”

“È vero!”, aggiunge M.P., docente di arte e immagine. “I cortometraggi erano tutti meritevoli per idee, linguaggio e impegno. Perché non dare a tutti la soddisfazione della proiezione promessa? La politica dovrebbe essere la cornice, non costruirsi passerelle in un ambito così delicato come l’impegno civile delle scuole. L’ho trovato scorretto. Inoltre, mi piacerebbe capire perché, dopo aver votato i lavori, abbiamo ricevuto una mail che parlava di una giuria insediata non si sa secondo quali criteri. Abbiamo votato noi? Hanno votato loro? Insieme? In che modo? Mai vista una tale carenza di trasparenza.”

“Preferisco non aggiungere altro sulla sicurezza”, dice D.G., docente di matematica. “Vogliamo parlare dei trasporti? Siamo arrivati con un pulmino adatto alla scuola dell’infanzia: ragazzi di 14 anni seduti su sedute per bambini di 5. Per fortuna non è successo nulla.”

Un altro insegnante racconta che le colleghe di sostegno, costrette a usare un secondo mezzo, sono arrivate ben oltre l’inizio dell’evento: “La navetta serviva più scuole. Eppure ci erano state date rassicurazioni. Il loro ruolo è stare accanto ai ragazzi con disabilità. Abbiamo dovuto aspettare due ore e mezza: la vogliamo chiamare inclusione?”

“E poi c’è un altro punto grave”, aggiunge E.P., docente di lettere. “Molti ragazzi oggi celebravano la fine del Ramadan. Parliamo di inclusione e fissiamo la giornata conclusiva proprio in quel giorno? Hanno scritto un corto sull’inclusione, hanno pregato all’alba per esserci e poi il loro lavoro non è stato nemmeno proiettato. Dovremmo scusarci con loro.”

Auguriamo buon lavoro al Sindaco Gualtieri, nella speranza che faccia buon uso della voce viva delle scuole di Roma Capitale.

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