Stabilicum, la legge elettorale che fa paura al Pd
La presentazione ufficiale alla Camera e al Senato del testo dello Stabilicum, la proposta di nuova legge elettorale messa a punto dal centrodestra, ha se non altro avuto il merito di spostare l’attenzione dal referendum. Almeno per qualche giorno. Perché non c’è dubbio che ben presto la campagna referendaria, a ormai tre settimane dal voto, tornerà a occupare la scena e il dibattito politico. Ma se l’oggetto del contendere è stato differente, lo spartito dell’opposizione non è cambiato di una virgola circa il tenore delle critiche rivolte al centrodestra. Soprattutto per quanto riguarda il Pd. Senza dubbio il partito che più si è scatenato contro lo Stabilicum. Proprio come sul referendum, anche per quanto riguarda la proposta di riforme della legge elettorale la maggioranza è stata accusata di ambire ai pieni poteri. Ma anche di voler instaurare una dittatura e di provare a barare modificando le regole del gioco.
Il tema delle preferenze
Le uniche critiche più sensate sono state quelle relative al mancato ritorno alle preferenze, sebbene anche su questo ci siano alcune precisazioni da fare. Innanzitutto, come è noto, sulla questione c’è stato un vero braccio di ferro che ha visto il partito di via della Scrofa contrapporsi a Lega e Forza Italia. Imputare a Giorgia Meloni il fatto che non siano state previste, come ha fatto anche Matteo Renzi, è quindi certamente azzardato. Tanto più che da Fratelli d’Italia hanno già annunciato un tentativo di introdurre le preferenze nel corso dell’esame parlamentare. E lì si vedrà chi veramente le vuole e chi invece preferisce che la decisione su chi dovrà entrare o meno in Parlamento resti nelle mani delle segreterie dei partiti. Anche in caso di voto segreto.
Via i collegi uninominali
Ancora più forzato è stato però il tentativo di chi sostiene che le preferenze siano state tolte con la soppressione dei collegi uninominali prevista dallo Stabilicum. Vale giusto la pena di far presente che scegliere tra dei nomi decisi comunque dai partiti non equivale certo a esprimere una preferenza. Chi invece critica il premio di maggioranza, rivendicato dal centrodestra come uno strumento in grado di garantire la stabilità, dovrebbe ricordare come sul tema la Consulta rigettò la questione di costituzionalità sollevata in relazione all’Italicum, poi dichiarato parzialmente illegittimo per altri motivi. Probabilmente, però, la questione è squisitamente politica.
Stabilicum, una legge elettorale per garantire la stabilità
Nonostante la si presenti con una veste tecnica. Il problema è nella difficoltà di costruire una coalizione stabile a sinistra in grado di competere per il raggiungimento di quel 40% dei consensi necessario a ottenere il premio di maggioranza. Perché è evidente che se Pd e Movimento 5 Stelle non si presentassero alle urne come alleati il già difficile obiettivo di contendere la partita al centrodestra diventerebbe solamente un miraggio. Ecco perché sembra trovare conferma la suggestione secondo la quale dalle parti del Nazareno non si punti a vincere alle urne. Piuttosto, a pareggiare grazie all’attuale sistema elettorale nel tentativo di andare al governo grazie a qualche accordicchio da stringere dopo il voto.
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