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Economia

L’Europa rischia la stagflazione ma l’Ue non fa nulla

Anzi, no: da Bruxelles vogliono il "piano emergenze". Intanto, dal 2022 a oggi il gas costa il 70% in più, la luce è raddoppiata. Il fallimento del rigore monetario

di Giovanni Vasso -


Se la guerra continua, l’Europa rischia la stagflazione ma il Patto di Stabilità non si tocca. Che è un po’ come dire: abbiamo la febbre a 38 e fino a che non arriva a 40 è meglio non prendere alcuna medicina. Il medico, nonché commissario Ue all’Economia, l’inossidabile falco d’acciaio Valdis Dombrovskis dipinge uno scenario da incubo e s’affida, evidentemente, alla buona sorte senza neanche pensare di mettere in discussione i paletti, rigidissimi, del Patto che, a questo punto, rischia davvero di diventare di Stupidità.

Stagflazione Europa, l’Ue aspetta e non fa niente

Giorgia Meloni, che ieri ha riferito in Parlamento, ha invitato la Commissione a non ritenere tabù l’ipotesi di muoversi come fu fatto all’epoca del Covid. Il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti, che è stato il primo in Italia e in Europa a mettere il tema sul tappeto, è tornato a chiedere flessibilità e realismo alla Commissione Ue. È stato proprio Dombrovskis a tracciare una diagnosi spietata del paziente Europa: Un’analisi condotta dalla Commissione ha rilevato che la crescita dell’UE quest’anno potrebbe essere inferiore di circa 0,2-0,4 punti percentuali rispetto alle previsioni autunnali”.

I dati di Valdis

Questo se tutto si risolvesse domani. Ma, lo sappiamo, non andrà così: “Se le interruzioni dell’offerta si rivelassero più consistenti e di maggiore durata, le conseguenze negative per la crescita sarebbero ancora più gravi. Quindi la crescita potrebbe essere inferiore di 0,4-0,6 punti percentuali e l’inflazione fino a 1,1-1,5% più alta sia nel 2026 che nel 2027”. Sarebbe un disastro. Epperò lo stesso Valdis, fedele a se stesso, non lascia speranze: “Sulla sospensione del Patto di stabilità, è legata alla clausola generale di sospensione e la condizione per attivare la clausola è di avere un grave deterioramento dell’economia nell’area euro o nell’intera Ue. E attualmente non siamo in questo scenario”. Vedrete, la fede nel rigore dei conti salverà l’Europa pure dalla stagflazione. Beato chi ci crede.

Campa cavallo e il paziente muore

Massì, aspettiamo prima che la febbre superi i 40 gradi, che il paziente finisca in coma e poi vediamo cosa si può fare. Il guaio, però, è che i medici Ue non sono poi così fantasiosi. Madame Lagarde non è mica il dottor House. E state pur certi che seguirà il consiglio di Kristalina Georgieva, presidente del (benemerito…) Fmi, che ha chiesto a tutte le banche centrali di alzare i tassi se l’inflazione dovesse iniziare a far paura. Una cura, come quella del 2022, che è da cavalli. Prima si precipita nel baratro, poi si esagera nel tentare i rimedi. Un grande classico Bce. Da qualcuno che ricopre ruoli istituzionali così importanti, e vitali, per le economie europee e mondiali, forse, ci si aspetterebbe un po’ di sforzo in più rispetto a una ricetta banalissima che sarebbe in grado di imporre qualunque studentello del primo anno di Economia.

Povero Pichetto, gli chiedono il “piano emergenze”

In mezzo, però, l’Europa ha di che baloccarsi. Sugli Ets manco si fa nulla e nel frattempo l’unica richiesta che arriva da Bruxelles è quella che è stata recapitata al povero ministro all’Ambiente e sicurezza energetica Pichetto Fratin: “Preparate un piano d’emergenza”. Il Mase, ora, dovrà perdere tempo a immaginare scenari, invece di lavorare alla diversificazione degli approvvigionamenti (e Salvini continua a spingere per riprendere i contatti commerciali con la Russia), a redigere documenti che saranno resi pubblici e daranno aria ai tromboni che già s’attizzano all’idea di un “lockdown energetico”. E se l’Europa studia mentre il malato economico muore, nel mondo accade un po’ di tutto. L’Iran, a Hormuz, vuole essere pagato in bitcoin. In pratica, vuole smantellare il petrodollaro. Alla Bce non fraintendano: l’euro è irrilevante come e quanto l’entità politica che ne ha fatto un idolo. Non ha la minima chance di sostituire il bigliettone americano né è stato mai preso in considerazione dai pasdaran, disposti piuttosto a cambiare tutte le loro fiches in yuan cinesi. Ma questa (non è del tutto) un’altra storia.


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