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Stop dell’oro, dietrofront argento e petrolio

Il dollaro riprende quota sull'euro mentre il petrolio cede ancora

di Martino Tursi -


Il problema non è mai la caduta, come insegna quel film, ma l’atterraggio: brusco stop delle quotazioni dell’oro. Che, in pochi giorni, ha perso quasi 1.300 dollari di valore. Già, perché il biondo metallo, che aveva toccato il prezzo (quasi) inedito di 5.600 dollari l’oncia, ha subito un repentino tracollo. Ieri le quotazioni sono scese sotto i 4.400 dollari. Che, intendiamoci, continua a rappresentare un valore a dir poco elevato. Ma adesso gli analisti si interrogano.

Cosa c’è dietro lo stop alla corsa dell’oro?

Ammesso, e non concesso, che sia davvero iniziato il dietrofront dell’oro. Sulle strategie ci si divide. C’è chi ritiene che ormai i lingotti siano in caduta libera. E che dopo la nomina di Warsh alla Fed, e la stabilizzazione delle tensioni geoeconomiche tra Usa e Europa, non ci siano più i presupposti perché i mercati si lascino prendere dal panico. E cerchino, nell’oro, un bene rifugio capace di mantenere il valore dei capitali. C’è poi chi immagina che la caduta di questi giorni non rappresenti altro che “la rincorsa” da cui ripartirà l’abbrivio del metallo nobile per eccellenza. La situazione è quella che è, il mondo non si è certo pacificato. Gli choc sono più che possibili. Considerando, poi, che in ballo c’è tanto e che un vecchio ordine, sostanzialmente, è finito. E del nuovo, per ora, non si intravede ancora nemmeno l’ombra.

Sarà vera gloria?

Sono i dati, però, quelli che devono guidare l’analisi. E raccontano che, insieme allo stop dell’oro, ha perduto quota pure la quotazione dell’argento. I futures sono poco sotto i 78,5 dollari l’oncia dopo aver superato in scioltezza i 121 dollari. C’è da intendersi, però. L’argento, prima ancora che bene rifugio, è metallo strategico per l’industria green e hitech. Ed è questo che rafforza, se non ispira direttamente, l’altissima volatilità attorno alle sue quotazioni. C’è poi un altro, e importante, dettaglio da non sottovalutare. Il dollaro ha ritrovato una certa forza nel cambio con l’euro. Che, dopo aver sfondato la soglia psicologica degli 1,20 dollari, è tornata sotto a 1,18. Se i bigliettoni si rafforzano, l’oro, solitamente, perde valore. Infine c’è il petrolio. Che si era rivalutato molto negli ultimi giorni. E che, adesso, perde quasi il 5% del valore attestandosi sotto i 62 dollari al barile. Uno scenario di ritrovata fiducia. Almeno per un po’. Almeno fino alla prossima crisi, alla prossima mattana di Trump. Chissà. Fatto sta che qualcosa si muove. Se si riprenderà a tornare a quote più normali, come cantava Battisti, lo scopriremo solo vivendo.


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