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Politica

Tanto rumore per nulla: l’incontro di Cirielli con l’ambasciatore russo diventa un processo politico

di Eleonora Manzo -


Cirielli, la diplomazia normale e la favola della Meloni-madre

In Italia si grida allo scandalo per ciò che altrove è routine. Parlare con tutti, come fanno Parigi o Berlino, non significa abbandonare la linea euro-atlantica, ma difendere con lucidità l’interesse nazionale.

È bastato un incontro tra il viceministro Edmondo Cirielli e l’ambasciatore russo Aleksej Paramonov per riaccendere il riflesso pavloviano dell’indignazione politica. Titoli, accuse, richieste di dimissioni e ovviamente l’immancabile invocazione: “intervenga Giorgia Meloni”. L’Italia, ancora una volta, riesce a trasformare un gesto ordinario in un caso nazionale, come se il dialogo fosse pericoloso e il silenzio una medaglia.

Eppure l’episodio ha un solo grande difetto: la sua banalità. In un mondo in cui ogni Paese mantiene spazi di comunicazione persino con chi è su fronti opposti, il colloquio di Cirielli appare normale, persino dovuto. Francia e Germania – governi che nessuno può accusare di simpatia filorussa – continuano a intrattenere contatti diplomatici con rappresentanti di Mosca, sia per comprendere le dinamiche energetiche sia per tenere aperti canali informativi minimi. Perché il mestiere della diplomazia non è l’applauso, ma la conoscenza.

Trasformare un incontro come questo in “scandalo” serve solo a riempire il vuoto di una politica che ha smarrito il senso della realtà. Il governo italiano resta fedele alla linea euro-atlantica e al sostegno all’Ucraina, ma ciò non implica l’interdizione al dialogo. Un Paese serio parla con tutti, ascolta tutti e decide in autonomia.

C’è però un elemento ricorrente che rende questo dibattito surreale: ogni volta che un esponente del governo compie un atto autonomo, si invoca l’intervento di Giorgia Meloni chiamata a recitare il ruolo di madre superiore di un governo che – in realtà – funziona benissimo da sé. E’ un ruolo che alcuni vorrebbero imporle per ridurre la sua funzione di premier a quella di tutrice. Nel racconto dei suoi detrattori, la presidente del Consiglio non è una guida politica ma una presenza materna incaricata di vigilare sui figli ministri.

È una visione ridicola ma rivelatrice: dietro quell’immagine c’è l’incapacità di accettare che una donna possa esercitare il potere senza attenuanti “affettive”. Meloni, invece, governa. E lo fa con metodo politico, non con il registro delle sgridate. Il suo tratto distintivo è la responsabilità diffusa, quella che affida ai ministri libertà d’azione e dovere di rispondere delle proprie scelte. È il contrario del centralismo ansioso che ha paralizzato tanti governi del passato.

Edmondo Cirielli ha semplicemente svolto il suo compito. Ha rappresentato l’Italia mantenendo aperti i canali della diplomazia proprio mentre gli altri Paesi europei fanno lo stesso. Parlare con tutti non indebolisce la posizione dell’Italia: la rafforza. Ma nel Paese del “caso politico quotidiano” questa verità risulta insopportabile.

Per alcuni, serve più gridare allo scandalo che ammettere la normalità; più costruire polemiche che raccontare la concretezza del lavoro istituzionale. Eppure la differenza tra chi governa e chi urla è tutta qui: Cirielli lavora, Meloni guida, e chi agita titoli resta prigioniero del suo cliché.

L’Italia non ha bisogno di una premier-madre. Ha bisogno di una premier autorevole, capace di decidere, far decidere e far valere la parola del Paese anche quando gli altri preferiscono il silenzio. Giorgia Meloni questo ruolo lo interpreta con naturalezza: non custode dei comportamenti, ma guida  della strategia nazionale.

Ecco perché l’eco polemica di ieri ricorda una commedia di Shakespeare: “tanto rumore per nulla”. Perché, alla fine, resta in piedi solo ciò che ha peso, e la parola – quella autentica, usata con responsabilità e misura – conta più di cento indignazioni di facciata.

La politica, quando è seria, non teme il dialogo: lo governa. È questo che distingue chi lavora per l’Italia da chi, per sentirsi vivo, ha bisogno ogni giorno di inventare un nuovo scandalo.


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