Godere le Tre Cime a fine inverno, la montagna innevata che torna seria
A fine inverno, tra Auronzo e Misurina, la montagna smette di fare spettacolo e riprende il suo mestiere. Aria tesa. Luce più lunga. Neve che resiste sulle cime e lascia spazio ai passi in basso. Qui il valore sta nei percorsi laterali. Si cammina e si capisce perché la montagna, quando tace, convince.
Ad Auronzo il lago fa da apertura naturale. Il Tudaio innevato si riflette e mette ordine nell’inquadratura. Poi si sale verso la diga e si arriva alla chiesetta di Santa Caterina.
Da lì parte un anello breve, cinque chilometri, duecentocinquanta metri di dislivello. Porta verso Namos e Piana da Barco. Il bosco alterna faggi e pini e cambia odore a seconda dell’ombra. I ruscelli d’inverno diventano piccoli scultori e lasciano segni di ghiaccio che sembrano messi lì apposta, poi si capisce che la natura lavora meglio di tanti designer. I fienili storici chiudono il quadro e tolgono la sensazione da cartolina. Resta un’idea più vera, fatta di legno, neve e tracce.
Misurina gioca su un altro registro.
Il Lago Antorno mostra le Tre Cime subito e mette alla prova la pazienza, perché viene voglia di restare fermi. La strada militare porta verso il Rifugio Bosi e poi sale al Monte Piana. Con neve abbondante le ciaspole aiutano sul serio. Il tempo di cammino si aggira sulle due ore e il paesaggio cambia appena si entra sull’altopiano. Qui la bellezza convive con la memoria. Trincee e gallerie della Grande Guerra restano visibili e cambiano il tono, perché l’allegria da gita si sgonfia da sola. Quando il cielo è limpido, lo sguardo si apre sulle Tre Cime di Lavaredo e corre fino ai Cadini di Misurina, poi prende Sorapis e Cristallo. La vista arriva come premio, poi diventa ragionamento.
Per chi vuole un taglio più leggero esiste la salita in motoslitta da Misurina con rientro in slittino lungo lo stesso tracciato. Funziona bene in compagnia. Resta un modo diverso di stare dentro la stessa montagna.
Marzo aggiunge un approdo che vale la fatica. Il Rifugio Città di Carpi, a 2.110 metri, apre nei fine settimana. Si raggiunge dal lago di Misurina in circa tre ore seguendo la traccia sotto la seggiovia del Col De Varda fino al percorso battuto. In alternativa si sale con l’impianto e si prosegue a piedi. In quota il rifugio sta in posizione di balcone sui Cadini e l’interno ha quel calore concreto che serve dopo il freddo. La cucina fa il suo dovere con piatti di montagna pensati per rimettere in asse. Canederli o polenta. Uova con speck e patate quando serve sostanza. Strudel di mele quando serve pace.
Questo tratto di Dolomiti premia chi cerca ritmo umano. Si scende a valle con le gambe stanche e la testa più leggera.
Una cosa rara, quindi preziosa.
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