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Esteri

Tregua-negoziati-guerra: tra Iran e Usa tutto può ancora accadere

Israele bombarda il Libano, ma Teheran chiede il cessate il fuoco

di Mauro Trieste -


Dita sui grilletti, minacce incrociate e sfiducia. A Islamabad è tutto pronto per ospitare i negoziati tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione del Pakistan, per trasformare la fragile tregua di due settimane in una pace duratura. La capitale pachistana è blindata. Il giornale Dawn ha parlato di un totale di oltre 10.000 uomini mobilitati.

Le delegazioni che si incontreranno in Pakistan

Il vice presidente JD Vance guiderà delegazione americana, di cui fanno parte Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Centcom Brad Cooper. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad-Bagher Ghalibaf saranno a capo del team iraniano, che comprende anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr e il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi. Per il Pakistan, al tavolo siederanno il primo ministro Shehbaz Sharif, il ministro degli Esteri Ishaq Dar e il capo di Stato Maggiore Asim Munir, abilissimo e rispettato da entrambe le parti.

Il ruolo di Vance e le minacce di Trump

Vance ha mantenuto un basso profilo dall’inizio dell’operazione “Epic Fury”, voluta dal presidente Donald Trump su pressione del premier israeliano Benjamin Netanyahu. La base del GOP, che ha mal digerito l’aggressione militare alla Repubblica islamica, anche per le conseguenze economiche che sta avendo, ha apprezzato la sua posizione. Washington rischia di perdere posizioni in Medio Oriente. Secondo alcuni analisti, i Paesi della regione potrebbero rafforzare i legami con attori come Turchia, Pakistan e Cina.

Trump è un “fattore” destabilizzante, come dimostra l’inopportuno avvertimento indirizzato all’Iran poche ore prima dell’inizio delle trattative. In un’intervista telefonica al New York Post, rispondendo alla domanda sulle prospettive dei colloqui, ha detto: “Stiamo attuando un reset. Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite – persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi”. “Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace”, ha aggiunto il tycoon.

Le condizioni dell’Iran

L’Iran non è disposto a fare sconti. “Due delle misure concordate tra le parti devono ancora essere attuate: il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani bloccati prima dell’avvio dei negoziati. Secondo quanto previsto, entrambe le condizioni dovranno essere rispettate prima dell’inizio dei negoziati”, ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf. Il viceministro degli Esteri iraniano per gli affari politici, Majid Takht-Ravanchi, ha affermato che “è stato concordato che il piano in 10 punti dell’Iran costituirà la base per i negoziati”.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Stando ai dati di tracciamento navale, la maggior parte di quelle che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle scorse 24 ore erano collegate alla Repubblica islamica, mentre altre imbarcazioni hanno rimandato i “viaggi”, visto il clima di forte incertezza.

Una superpetroliera in grado di trasportare 2 milioni di barili di petrolio, una nave cisterna per il rifornimento di carburante e una petroliera di dimensioni inferiori hanno lasciato le acque territoriali iraniane. Nello stesso arco di tempo sono salpate anche quattro navi portarinfuse, tra cui una che trasportava minerale di ferro proveniente dall’Iran e destinato alla Cina.

I colloqui tra Israele e Libano

Si terranno martedì presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti i negoziati diretti tra Israele e Libano. Lo ha indicato un funzionario Usa al Times of Israel. A guidare le delegazioni saranno per il Paese dei Cedri l’ambasciatrice a Washington, Nada Hamadeh-Moawad, per Israele l’ambasciatore nella stessa città statunitense, Yechiel Leiter, e per gli Stati Uniti l’ambasciatore a Beirut, Michel Issa.

Proteste a Beirut. Centinaia di sostenitori di Hezbollah e degli alleati di Amal e del Partito sociale nazionalista siriano si sono radunati a Hamra e in altri quartieri della capitale libanese. In strada, le bandiere delle tre formazioni politiche, ma anche dell’Iran. L’iniziativa organizzata dal blocco sciita ha registrato l’adesione di numerosi abitanti della città. L’emittente saudita Al Hadath ha riportato la notizia di un possibile cessate il fuoco a partire da oggi, come “gesto di buona volontà”.


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