L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Nato, il vertice smarrito: Trump lo trasforma in uno show, Rutte applaude

Riprese le ostilità tra Usa e Iran

di Ernesto Ferrante -


Il summit Nato di Ankara avrebbe dovuto segnare una prova di compattezza dell’Alleanza in una fase di instabilità globale. È diventato invece il palcoscenico personale di Donald Trump. Il presidente americano ha occupato ogni spazio, ogni microfono, ogni telecamera, trasformando l’incontro tra 32 leader in un monologo aggressivo, fatto di offese, imitazioni e vocine caricaturali per irridere gli alleati. Un comportamento che ha svuotato di autorevolezza l’intero vertice, ridotto a una scenografia per la sua retorica muscolare.

L’inutile Rutte

Mark Rutte, il segretario generale con la passione per l’elmetto, non solo non ha contenuto l’esuberanza del presidente americano, ma l’ha addirittura legittimata. Ha definito “giusta” la decisione degli Stati Uniti di colpire l’Iran, sostenendo che “indebolire la capacità nucleare e missilistica dell’Iran è cruciale per il Medio Oriente e per il mondo intero”, e ha persino avallato l’esautorazione del Consiglio Nord Atlantico, che secondo le regole dell’Alleanza avrebbe dovuto essere informato dell’operazione “Epic Fury” prima di esprimersi, per dare ai raid una cornice di legalità. Un atteggiamento che ha assunto i contorni del servilismo politico, con Rutte impegnato a rincorrere Trump più che a guidare la Nato.

L’appuntamento è apparso incentrato quasi interamente su accordi, licenze, produzioni, investimenti. Dossier prettamente industriali e commerciali. Trump potrà presentare all’elettorato americano in vista delle elezioni di midterm un’agenda fatta di contratti e forniture, mentre la dimensione strategica, quella che dovrebbe definire la postura dell’Alleanza, è scivolata ai margini. La Nato, almeno nella rappresentazione offerta in terra turca, è sembrata più un consorzio industriale che un’alleanza politico-militare.

La solita gretta retorica di Trump

In questo contesto, le uscite del tycoon hanno ulteriormente indebolito la credibilità del consesso. Ha insultato la Danimarca per la Groenlandia, ha definito la Spagnaun caso senza speranza” e “un partner terribile”, arrivando a imitare con una vocina piagnucolante un ipotetico premier spagnolo “che torna strisciando”. Ha attaccato l’Italia per la gestione delle basi militari, accusandola di aver “voltato le spalle” a Washington nella crisi con l’Iran. Il tutto mentre il “mieloso” Rutte, al suo fianco, parlava di “un enorme senso di unità” nella stanza.

La cartucce a salve di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha scelto una linea di “contenimento”, evitando di rispondere frontalmente alle bordate del capo della Casa Bianca. Ha rivendicato il ruolo dell’Italia nel blocco senza bussola, ricordando che “siamo la nazione che offre il maggior numero di uomini nelle missioni dell’Alleanza”, e ha ribadito la posizione assunta dal suo governo sulle basi: “Non abbiamo partecipato agli attacchi all’Iran e non parteciperemo”. Ha inoltre insistito sulla difesa dell’interesse nazionale, sulla necessità che gli investimenti nella difesa ricadano sulle imprese italiane, e sulla continuità dell’impegno per la sicurezza collettiva. Una linea istituzionale, ma che non ha inciso sul quadro generale. L’Europa è apparsa ancora una volta costretta a reagire agli sbalzi di Trump, incapace di imporre una propria agenda.

Riesplosa la tensione tra Usa e Iran

Mentre ad Ankara si consumava lo spettacolo politico, la realtà geopolitica tornava a imporsi con forza. Donald Trump, dopo lo scambio di colpi delle ore precedenti, ha dichiarato che “il cessate il fuoco con l’Iran è finito”, definendo i governanti iraniani “feccia” e minacciando un blocco navale “solo per l’Iran”. Nel frattempo, da Teheran è arrivata una risposta durissima. Il capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale, Habibollah Sayyari, ha affermato che “le forze iraniane sono al completo e pronte a rispondere a qualsiasi aggressione”, ripetendo ancora una volta che lo Stretto di Hormuz è sotto controllo iraniano e che “qualsiasi tentativo di sbarcare truppe porterà all’inferno”.

La ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran è il vero fronte caldo della sicurezza globale. Avrebbe dovuto essere il cuore del summit Nato. Invece, la Turchia ha offerto l’immagine di un’Alleanza distratta, indebolita, e piegata al protagonismo di un presidente che ha trasformato una riunione cruciale in un esercizio di potere personale.


Torna alle notizie in home