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Esteri

Trump vara il blocco totale delle petroliere sanzionate

Escalation Usa-Venezuela

di Mauro Trieste -


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un blocco “totale e completo” di tutte le petroliere sanzionate “in entrata e in uscita” dal Venezuela. In un post su Truth Social, il tycoon ha affermato che il governo del leader venezuelano Nicolas Maduro è stato designato come “organizzazione terroristica straniera” e lo ha accusato di furto di beni statunitensi, nonché di “terrorismo, traffico di droga e tratta di esseri umani”. Si tratta di una misura molto simile ad un embargo vecchio stile, che segna un ritorno al passato per gli Usa. “Il Venezuela è completamente circondato dalla più grande Armata mai radunata nella storia del Sud America. Diventerà sempre più grande, e lo shock per loro sarà mai visto prima”, ha scritto Trump sulla sua piattaforma social.

Il rincaro dei prezzi del petrolio dopo la stretta di Trump

I prezzi del petrolio sono aumentati nelle prime contrattazioni di ieri, a seguito dell’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. Il greggio Brent con consegna a febbraio è salito a 59,84 dollari al barile, con un rialzo di 92 centesimi, mentre il West Texas Intermediate (Wti) statunitense con consegna a gennaio ha avuto un incremento di 90 centesimi, raggiungendo i 56,17 dollari al barile.

Il nuovo presidente cileno contro Maduro

Il neo eletto presidente del Cile, José Antonio Kast, ha fatto sapere di sostenere la fine della “dittatura” di Maduro. Durante una visita a Buenos Aires, Kast ha detto che, sebbene il Cile non interverrà contro il Paese caraibico, “se qualcuno dovesse farlo, sia chiaro che risolverebbe un problema gigantesco per noi e per tutta l’America Latina, per tutto il Sud America e persino per i paesi europei”. Durissime le parole riservate al suo omologo venezuelano, definito un “narcodittatore”. Respinti come “irrilevanti” gli avvertimenti e i giudizi arrivati da Caracas sulla sua futura politica migratoria. Maduro ha bollato il capo dello Stato cileno come un sostenitore di Adolf Hitler e di Augusto Pinochet, avvertendo che “nessun capello di un venezuelano deve essere toccato”.

Il leader venezuelano resiste

In un discorso trasmesso dalla televisione statale venezuelana Vtv, Nicolas Maduro ha dichiarato che “il popolo degli Stati Uniti legherà le mani ai folli guerrafondai che vogliono imporre una guerra per il petrolio in Sud America”. “Molti leader politici, molti, moltissimi opinion leader sono pienamente consapevoli del valore della pace in Americana e del rispetto per il Venezuela come Paese esemplare, che rispetta gli Stati Uniti e il diritto internazionale, Paese pacifico e pacifista”, ha continuato Maduro, asserendo di “conoscere molto bene gli Stati Uniti”, che “amo anche molto”.

L’attacco a Machado

Il presidente venezuelano si è poi scagliato contro Maria Corina Machado, premio Nobel per la Pace, incolpandola di condurre “una campagna fascista”. La sua avversaria “ha detto una cosa gravissima, molto grave che non so se è stata ascoltata dalla Procura. Ha detto che il 60% della popolazione venezuelana è coinvolta nel narcotraffico, vale a dire che su 10 venezuelani, 6 sono nel narcotraffico”. A suo avviso, l’89% per cento dei venezuelani la “ripudia” per aver avallato “l’invasione imperialista gringa” da Oslo, dove è andata per ritirare il premio. L’esponente dell’opposizione ha lasciato la capitale norvegese. A renderlo noto su X è stato Pedro Urruchurtu Noselli, persona a lei vicina, senza chiarire quale sia la sua nuova destinazione.

Le posizioni di Messico e Bielorussia

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha esortato le Nazioni Unite a “prevenire spargimenti di sangue” in Venezuela, oggetto di pressioni sempre più forti da parte di Donald Trump.

“Le Nazioni Unite sono state vistosamente assenti. Devono assumersi il loro ruolo per impedire qualsiasi spargimento di sangue e cercare sempre la risoluzione pacifica dei conflitti”, ha osservato Sheinbaum in una conferenza stampa tenuta dopo la decisione di Washington di bloccare le petroliere soggette a sanzioni.

“Non è mai stato un nemico o un avversario, se vuole venire in Bielorussia, le porte sono per lui aperte”. Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha aperto alla possibilità di dare asilo a Nicolas Maduro, se quest’ultimo dovesse decidere di lasciare il potere cedendo alle minacce economiche e militari statunitensi. Intervistato dall’emittente televisiva di destra Usa Newsmax, il presidente bielorusso ha voluto precisare che la questione “tuttavia non è stata mai affrontata”.


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