Tutte le reti strategiche sotto il Tirreno
Una piccola flotta russa, composta dal cacciatorpediniere Severomorsk, dalla petroliera di supporto Kama e dal cargo Sparta IV, ha manovrato fino a ieri, per giorni, nelle acque internazionali davanti alla Sardegna orientale
Sotto il Tirreno, reti strategiche: cosa è accaduto nei giorni scorsi? Una piccola flotta russa, composta dal cacciatorpediniere Severomorsk, dalla petroliera di supporto Kama e dal cargo Sparta IV, ha manovrato fino a ieri, per giorni, nelle acque internazionali davanti alla Sardegna orientale, osservata da fregate e aerei italiani. Per giorni, avevano disattivato in più occasioni i sistemi di trasmissione. Poi, la rotta verso Gibilterra.
La flotta russa al largo della Sardegna
Navi che non hanno violato alcun confine territoriale. Ma che hanno sollevato attenzione e molti interrogativi. La presenza di quella flotta, in un’area dove sotto i fondali corrono infrastrutture di importanza strategica per l’Italia e l’intera Unione europea.
Un network invisibile, ma essenziale. Infrastrutture vitali. In una economia e società sempre più digitalizzate, oltre il 99 % del traffico dati internazionale (Internet, servizi finanziari, cloud, telecomunicazioni) passa tramite cavi che giacciono sul fondo dei mari, collegando continenti, nazioni e città. Anche nel Tirreno e davanti alla Sardegna, questi cavi non sono un “contorno”, ma un elemento centrale della connettività nazionale e globale.
Sotto i nostri mari, cavi strategici
Una rete che ormai sta prendendo forma nel Mediterraneo è il sistema BlueMed, sviluppato da Sparkle insieme a partner internazionali, che ha posato tratte dal Golfo Aranci in Sardegna a Genoa, Pomezia e Palermo, collegando poi con altri cavi attraverso lo Stretto di Messina verso Grecia e oltre. Un collegamento non locale. Una volta completata la tratta, BlueMed funzionerà come arteria internazionale di dati tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa.
Unitirreno, un sistema di oltre 1.150 km che connette Sicilia, Sardegna, Roma e Genova con capacità di oltre 624 Tbps e tecnologie ultraveloci a bassa latenza, rende l’Italia un nodo fondamentale tra Europa, Africa e Medio Oriente. Olbia e il Golfo Aranci, hub di approdo critici per questo traffico globale di dati.
E la Sardegna, nel cuore del Tirreno, è esclusa dalle nuove dorsali digitali. Progetti come TeRABIT stanno integrando parti del sistema BlueMed nella rete di ricerca GARR per estenderne la capacità scientifica e operativa.
Non solo Internet
Energia e elettricità: non solo Internet. Se i cavi in fibra ottica governano i dati, i cavi energetici sottomarini sono altrettanto essenziali per la stabilità quotidiana. Il cavo ad alta tensione SAPEI corre sotto il Tirreno collegando Sardegna e continente con tecnologia a corrente continua ad alta potenza e resta uno dei più profondi nel mondo.
In parallelo, progetti come il Tyrrhenian Link di Terna sono destinati a potenziare ulteriormente le connessioni energetiche tra Sicilia, Sardegna e la Campania, aumentando la resilienza del sistema elettrico italiano.
Perché quei cavi contano (e cosa rischiano)? E’ il cuore della questione. Nonostante la flotta russa stazionasse in acque internazionali, l’intera area del Tirreno centrale e del Mediterraneo occidentale è un corridoio di infrastrutture critiche. I cavi sottomarini non sono linee isolate.
Sono connessioni ridondanti che formano un sistema interconnesso, vulnerabile a guasti, interruzioni accidentali o, in scenari estremi, a interferenze deliberate. Le autorità di sicurezza internazionali, inclusa la Nato, considerano da anni questi collegamenti di importanza strategica per l’economia, la difesa e la società, tanto che si parla di protezione e sorveglianza dedicate.
E c’è un elemento aggiuntivo. Progetti come BlueMed non si limitano a collegare l’Italia, perché consentono anche rotte dirette tra l’Europa e aree nord africane fino alla Giordania e oltre, bypassando rotte più tradizionali, amplificando così l’importanza strategica del nodo italiano e mediterraneo.
Gli interrogativi
Non solo un’ipotesi di intelligence, quindi l’interrogativo principale sui motivi di questa ripetuta manovra in quelle acque. La flotta russa, inclusa la Sparta IV – un cargo noto nei circuiti di intelligence navale per carichi sensibili e attività non convenzionali – ha spento i transponder e si è mossa in pattern non tipici di traffico commerciale.
Ciò ha alimentato ipotesi e timori, non confermati ufficialmente, di manovre volte a osservare o valutare la vulnerabilità di strutture marine, compresi i collegamenti sottomarini.
Le unità russe non hanno violato acque territoriali italiane e hanno ora proseguito il loro percorso senza provocare incidenti. Tuttavia, la singolare combinazione di presenza straniera prolungata in un corridoio di trasmissione dati ed energia così critico rappresenta un reale segnale, se avvicinato all’impatto strategico dei cavi sottomarini intorno all’isola.
La doppia natura dei nostri mari
Per giorni, a molti le navi russe che manovravano al largo della Sardegna sono apparse come se stessero cercando qualcosa. Il caso non si esaurisce nelle coordinate di un cargo e di una fregata ora lontani dall’Italia.
Su quella stessa rotta, un crocevia di reti digitali ed elettriche globali. La loro integrità è cruciale per i mercati, per la sicurezza nazionale italiana e per le comunicazioni globali. In un mondo dove ogni bit e ogni watt contano, anche un’apparizione “inspiegabile” di una flotta russa nelle vicinanze di queste infrastrutture suscita almeno una domanda legittima. Fino a che punto un corridoio marittimo può diventare uno spazio di influenza e di pressione?
Mentre la Sparta IV e le sue compagne proseguono il viaggio, questa storia fotografa la doppia natura dei nostri mari. Superficie aperta e fondali pieni di linee vitali invisibili.
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