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Esteri

Ucraina: al momento l’unica opzione sul tavolo è la guerra

Zelensky vuole servirsi del fattore tempo

di Mauro Trieste -


Nel corso dell’assemblea parlamentare della Nato a Vilnius, il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha incarnato con chiarezza la postura dei falchi baltici che vedono nell’Ucraina non solo un alleato da sostenere, ma il perno della futura architettura di sicurezza europea. Per il lituano, Kievha il miglior esercito d’Europa e del mondo” e sarebbe incomprensibile non integrarlo immediatamente nelle strutture difensive dell’Unione. Secondo Kubilius, i Parlamenti europei dovrebbero spingere per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione della difesa e in un Consiglio di Sicurezza europeo, quasi a voler anticipare politicamente ciò che i trattati non consentono ancora.

Il campo di battaglia e il tempo

Questa narrativa, però, si scontra con la realtà del campo di battaglia. Mentre Kubilius sostiene che gli ucraini stanno “iniziando a prevalere”, i dati raccolti dall’Afp mostrano un quadro ben più complesso. Nel solo mese di maggio la Russia ha lanciato 8.150 droni a lungo raggio e oltre 200 missili, superando ogni record precedente. Una pressione militare che contraddice l’idea di un Cremlino in ritirata e che conferma come la guerra resti in una fase di logoramento ad alta intensità.

In questo contesto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky vuole servirsi del fattore tempo. In un’intervista alla Cbs, ha parlato di una “finestra di opportunità” per negoziati efficaci con Mosca che resterà aperta solo fino all’inverno 2026. Stando a Zelensky, la Russia ha perso l’iniziativa nel dicembre 2025, e proprio questo arretramento renderebbe possibile un dialogo prima che le sue forze tornino a colpire le infrastrutture energetiche ucraine con la consueta intensità invernale. Il leader ucraino ha già condiviso con Washington questa soluzione “temporale”, nella speranza di orientare la diplomazia occidentale verso un percorso negoziale definito.

La linea dell’Italia sull’adesione dell’Ucraina all’Ue

Sul fronte europeo, però, non tutti condividono l’urgenza o l’approccio dei baltici. L’Italia, per voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, mantiene una posizione più prudente sull’adesione del Paese di Zelensky all’Ue. Roma sostiene la prospettiva europea, ma insiste sulla necessità di rispettare le regole sulla lotta alla corruzione e le riforme strutturali, con tempi realistici. Tajani ha ricordato inoltre che i Balcani occidentali attendono da anni un segnale concreto da Bruxelles. “Prima i Balcani e poi l’Ucraina”, ha affermato il titolare della Farnesina, sottolineando una priorità geografica e politica che molti partner dell’Est considerano invece superata.

La Russia usa la questione energetica come leva negoziale

A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la dimensione energetica, dove la presidenza russa intravede crepe nella compattezza europea. Il consigliere economico di Putin, Kirill Dmitriev, ha commentato su X le indiscrezioni secondo cui Bruxelles starebbe valutando un congelamento del tetto al prezzo del petrolio russo, sostenendo che “l’Europa ha bisogno della Russia per sopravvivere”. Una lettura interessata, ma che intercetta le tensioni reali generate dalla crisi degli approvvigionamenti e dal conflitto in Medio Oriente.

Scintille in mare tra Mosca e Parigi

In uno scenario già teso, la Francia ha proceduto al sequestro in acque internazionali della petroliera russa Tagor, accusata di violare le sanzioni. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rivendicato l’operazione, facendola passare come una prova della determinazione europea, mentre Mosca ha denunciato l’atto, bollandolo come “al limite della pirateria internazionale”. Il rifiuto del capitano russo di obbedire agli ordini e l’apertura di un’indagine penale da parte della procura di Brest hanno ulteriormente alimentato la tensione.

Il risultato è un’Europa attraversata da linee di frattura tra falchi e pragmatici, tra chi vede nell’Ucraina il futuro della sicurezza europea e chi teme che un allargamento affrettato possa trasformarsi in un boomerang politico. In mezzo, Volodymyr Zelensky cerca di dettare il ritmo, consapevole che il tempo, prima ancora ancora delle armi, potrebbe rivelarsi il vero fattore decisivo nei prossimi mesi.


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