L'obiettivo del viaggio a Canberra: diversificare gli affari di un continente che per Moody's rischia grosso
Continua, senza sosta, la ricerca di nuovi mercati per l’Europa: e così Ursula von der Leyen, da lunedì e fino a mercoledì prossimo, sarà a Canberra, in Australia, per un incontro con il primo ministro locale, Anthony Albanese. Un incontro che tutto sarà tranne che banale. L’obiettivo, infatti, è quello di dare un’accelerata ai negoziati verso un accordo di libero scambio tra l’Ue e la stessa Australia. Un progetto che è partito nell’ormai lontanissimo 2018. E che, con la solita (pachidermica) lentezza l’Europa ha portato avanti senza concludere un’intesa. Anzi, c’era stata una brusca chiusura in tempi recenti.
Il viaggio di Ursula in Australia
Era stata proprio l’Australia a rovesciare il tavolo perché riteneva che le condizioni offerte dall’Ue nell’ambito delle importazioni di carne fossero troppo stringenti. Ma adesso, a distanza di otto anni, le parti potrebbero riavvicinarsi. Sia Bruxelles che Canberra hanno bisogno di stringere un’alleanza reciproca. Perché gli Stati Uniti, tra dazi e bombardamenti all’Iran, hanno rotto il giocattolo della globalizzazione. E l’Occidente, almeno dal punto di vista economico e commerciale, è destinato a cambiare profondamente faccia. Poi c’è la questione strategica. L’Ue, poverissima di materie prime, va a caccia di terre rare e minerali critici di cui, invece, l’Australia è ricchissima. Sacrificare, per l’ennesima volta, le ragioni dell’agricoltura potrebbe consentire a Bruxelles di farsi trovare in prima fila in una filiera da cui, allo stato attuale, sembra essere quasi del tutto fuori. Dopo Mercosur e India, per l’Ue si prepara un nuovo accordo.
Un continente al limite della depressione
E poi c’è la grande parola chiave della diversificazione. Col corollario obbligato del potenziamento degli affari reciproci. Che, nel 2024, avevano raggiunto un fatturato complessivo, tra beni e servizi scambiati, pari a circa 91 miliardi di euro. Cifre e numeri che devono crescere. Perché l’Europa, con la guerra in Medio Oriente, rischia davvero grosso. L’ultimo avvertimento è giunto da Moody’s. Gli analisti dell’agenzia di rating hanno riferito che l’Eurozona rischia la depressione. Che, per ora, è solo un “sentiment”. L’indice Zew è precipitato, a marzo, a -8,5. Il livello più basso da quasi un anno a questa parte. Si sa, però, che chi ha paura rischia di veder trasformati in realtà i propri timori con maggiore facilità.
L’analisi di Moody’s
E il sentiment, così, rischia di trasformarsi in un oggettivo peggioramento delle condizioni economiche e delle prospettive negli affari da qui a pochi mesi. “È difficile immaginare uno scenario in cui il sentiment possa riprendersi nel breve termine, a meno che non si verifichi una cessazione delle ostilità in Medio Oriente”, fanno sapere da Moody’s. I cui analisti notano: “Con il regime iraniano che non mostra alcun segno di cedimento, la fine dei combattimenti non sembra ancora imminente. Inoltre, le spedizioni nella regione continuano a subire gravi interruzioni, colpendo l’offerta di altre materie prime oltre al petrolio e al gas. Ciò finirà per danneggiare il potere d’acquisto delle famiglie, frenando qualsiasi ripresa del sentiment”. E se le famiglie non comprano, i consumi si fermano. E se questi si bloccano, l’economia non riparte. Un circolo vizioso che, ormai, abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene.