L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Usa e Israele colpiscono il centro Pasteur in Iran. Teheran prende di mira Amazon

La Cina sostiene con forza la pace in Iran

di Ernesto Ferrante -


L’Austria ha rifiutato la richiesta degli Stati Uniti di permettere ai loro aerei militari di sorvolare il territorio austriaco per operazioni connesse alla guerra contro l’Iran. “Ci sono state effettivamente delle richieste, ma sono state respinte fin dall’inizio”, ha dichiarato il colonnello Michael Bauer, portavoce del ministero della Difesa austriaco, aggiungendo che ogni volta che una richiesta simile “riguarda un Paese in guerra, viene respinta”.

Centri e ponti colpiti dalle bombe di Washington e Tel Aviv

Uno dei principali centri di ricerca medica della Repubblica islamica, l’Istituto Pasteur di Teheran, è stato colpito in un raid di Washington e Tel Aviv. Hossein Kermanpour, portavoce del ministero della Salute iraniano, su X ha parlato di “un attacco diretto alla sicurezza sanitaria internazionale”. Fondato nel 1920, il Pasteur ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo di vaccini e negli studi sulle malattie infettive. Le bombe israelo-americane sono cadute anche sul ponte B1 a Karaj, che era già stato centrato circa un’ora prima. Le modalità hanno ricordato quelle di Gaza. Le squadre di emergenza sono state investite dal fuoco mentre erano sul posto per soccorrere le vittime della prima azione.

Teheran risponde agli attacchi

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato di aver “attaccato e distrutto” un centro di cloud computing di Amazon in Bahrain, accusando alcune aziende tecnologiche di sostenere le attività di “spionaggio e terrorismo” statunitensi e israeliane. Nella stessa ondata sono state prese di mira sette basi aeree riconducibili a forze statunitensi e israeliane. I Pasdaran hanno infine minacciato ulteriori danni, attribuendo al presidente degli Stati Uniti Donald Trump la responsabilità di una eventuale escalation nella regione.

Circa sette milioni di iraniani si sono già fatti avanti e hanno dichiarato di essere pronti a prendere le armi per difendere la Nazione”, ha avvertito il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un chiaro monito agli Usa, riferendo di una campagna nazionale avviata da meno di una settimana, mentre è ancora sul tavolo l’opzione di un intervento di terra statunitense. “Gli iraniani non si limitano a parlare, versano il loro sangue per il Paese. L’abbiamo già fatto in passato e siamo pronti a farlo di nuovo. Se venite a prendere la nostra casa, troverete tutta la famiglia. Pronti, carichi e a testa alta. Fatevi sotto”, si legge nel post di Ghalibaf.

Accordo tra Iran e Oman

Le autorità iraniane stanno elaborando un protocollo con quelle omanite per monitorare il traffico nello Stretto di Hormuz. Lo ha riportato l’agenzia di stampa Irna citando il viceministro degli Esteri Kezem Gharibabadi. Intervistato dall’agenzia di stampa russa Sputnik, Gharibabadi ha spiegato che “la bozza di questo protocollo è attualmente nella fase finale di preparazione. Una volta pronta, avvieremo i negoziati con l’Oman per redigere un protocollo congiunto”. L’obiettivo è far sì che in tempo di pace tutte le navi che attraversano il passaggio dovranno rispettare gli accordi necessari con gli Stati costieriIran e Oman – e ottenere in anticipo i permessi e le licenze necessari.

Un’operazione militare per “liberare” lo Stretto di Hormuz sarebbe “irrealistica”. A sostenerlo è stato il presidente francese Emmanuel Macron parlando a Seul poche ore dopo il discorso del presidente americano Donald Trump alla nazione.

Russia, Arabia Saudita e Cina spingono per la fine della guerra

Il presidente russo Vladimir Putin e il principe alla corona saudita, Mohammed bin Salman hanno chiesto insieme una intensificazione degli gli sforzi politici e diplomatici per arrivare a una “soluzione duratura” del conflitto in Medio Oriente. In un colloquio al telefono, i due leader “hanno anche sottolineato la necessità di porre fine rapidamente alle ostilità”.

La Cina sostiene tutti gli sforzi per la pace in Iran. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha assicurato che Pechino sta “lavorando attivamente” in tal senso.

Un razzo, la cui origine è ancora in fase di accertamento, ha colpito la base di Shama, quartier generale del contingente italiano e del settore Ovest di Unifil, in Libano. Non si sono registrati feriti tra i militari italiani. Nei giorni scorsi, dieci Paesi europei hanno esortato le parti coinvolte a garantire la sicurezza della Forza di interposizione.


Torna alle notizie in home