L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Usa-Iran: Netanyahu oggi alla Casa Bianca per vagliare con Trump l’opzione militare

Il premier israeliano tornerà negli Usa anche il 18 febbraio

di Ernesto Ferrante -


Il colloquio a Muscat tra il segretario del Supremo consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ed il sultano dell’Oman, Haitham bin Tariq, è durato quasi tre ore. Larijani, molto vicino alla Guida Suprema, Ali Khamenei, ha successivamente incontrato il ministro degli Esteri omanita, Badr al-Busaidi. Le parti hanno esaminato gli ultimi sviluppi nei negoziati tra Teheran e Washington e discusso le modalità per arrivare a un accordo sul nucleare equilibrato e reciprocamente vantaggioso. Sottolineata l’importanza di tornare al tavolo delle trattative per superare le divergenze e risolvere le controversie attraverso la diplomazia. “Gli Stati Uniti devono restare vigili sul ruolo distruttivo dei sionisti”, ha scritto in un post su X il segretario del Supremo consiglio di sicurezza nazionale.

Netanyahu negli Stati Uniti da Trump

Doppio appuntamento negli Stati Uniti per Benjamin Netanyahu. La visita del 18-22 febbraio del premier israeliano – che oggi sarà a Washington per incontrare Donald Trump – non è stata cancellata. Ad affermarlo è stato un funzionario israeliano citato dal Times of Israel. Netanyahu dovrebbe partecipare alla riunione del Consiglio per la Pace, il 19 febbraio, ed intervenire alla conferenza dell’Aipac (American Israel Public Affairs Committee) il 22 febbraio. Il faccia a faccia odierno alla Casa Bianca avrà luogo alle 11 ora locale, le 17 in Italia. Al momento non sono in programma conferenze stampa né dichiarazioni sia prima che dopo.

Le possibili richieste del premier israeliano per l’Iran

Netanyahu intende vagliare con Trump possibili “opzioni militari” contro la Repubblica islamica dell’Iran. Lo hanno riferito alla Cnn due fonti israeliane, mentre Tel Aviv sta già approntando piani di emergenza nel caso in cui i colloqui tra Usa e Iran dovessero fallire. Il premier israeliano intende mantenere la piena libertà di azione militare del suo Paese anche nell’ambito di un eventuale accordo. Al tycoon dovrebbe presentare nuove informazioni di intelligence sulle capacità militari iraniane. “Israele è preoccupato dai progressi dell’Iran nel ripristinare le scorte e le capacità di missili balistici ai livelli precedenti alla guerra di 12 giorni”, ha affermato la fonte sostenendo che, secondo le valutazioni israeliane, senza un intervento gli iraniani potrebbero disporre di 1.800-2.000 missili balistici nel giro di settimane o mesi.

Il caso del giornalista Kolyohin

Il giornalista freelance israelo-russo Nick Kolyohin è stato fatto scendere dall’aereo di Benjamin Netanyahu pochi istanti prima della partenza, dopo un ultimo controllo di sicurezza. Secondo il racconto del reporter, aveva ricevuto regolare autorizzazione a viaggiare con la delegazione stampa del premier, ma è stato fermato al gate e invitato a lasciare il velivolo da funzionari della sicurezza, che gli avrebbero spiegato la necessità di verifiche sui suoi “rapporti”. L’ufficio del primo ministro ha confermato l’episodio al Post, spiegando che “per ragioni di sicurezza, i responsabili hanno deciso di non consentirgli di salire a bordo del volo”. Kolyohin ha un passato nelle Forze di Difesa israeliane. Successivamente ha lavorato per anni nella televisione israeliana, ricoprendo anche l’incarico di vicedirettore del principale telegiornale di Channel 10.

Teheran esorta Washington a non cedere a Tel Aviv

“L’Iran sta negoziando con gli Stati Uniti. È la Casa Bianca che deve operare libera da pressioni esterne, in particolare da parte di Israele, che ignora gli interessi della regione e persino gli interessi americani”. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baqaei, all’agenzia iraniana Mehr.

“Non possiamo avviare un processo diplomatico ignorando quanto accaduto negli ultimi dieci o 15 anni e le mosse degli Stati Uniti degli ultimi sette o otto mesi”, ha proseguito Baghaei. “Le nostre posizioni – ha ripetuto – sono giuste, ragionevoli e si basano sul diritto internazionale e sulle richieste legittime degli iraniani”.

Khamenei grazia 919 prigionieri

La Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei ha accolto la richiesta del capo della magistratura iraniana, Gholam Hossein Mohseni Ejei, di concedere la grazia e liberare 919 prigionieri, a condizione che non abbiano commesso altri reati e non abbiano riportato nuove condanne. Stando all’agenzia di stampa iraniana Tasnim, 1.189 prigionieri riceveranno una riduzione della pena.


Torna alle notizie in home