Voti Sì al referendum? “Fascista”. I maiali? Meglio dei sionisti. Ecco il Pd di Elly Schlein
Giustificare il ridicolo dietro front sulla separazione delle carriere deve essere davvero complicato per il Pd se arriva addirittura a definire fascista chi sostiene il referendum sulla riforma della giustizia. Un attacco scomposto ed evidentemente figlio di una imbarazzante mancanza di argomenti. Dalle parti del Nazareno dovrebbero conoscere bene lo strumento referendario, la sua forza, la sua democraticità. Il che rende tanto più inaccettabile apostrofare in modo volutamente infamante i cittadini che voteranno Sì alla consultazione popolare. E se finora il Pd aveva già mostrato ignoranza, per esempio ironizzando su un eventuale sorteggio dei consigli comunali con riferimento alle riformate modalità di composizione del Csm – confondendo gli organi rappresentativi con uno di garanzia di un potere dello Stato – adesso è riuscito finanche a superarsi.
Fascista è il sistema che il Pd difende
Perché, se proprio si vuol tirare in ballo il fascismo, allora bisogna dire che l’unità delle carriere dei magistrati, quella che la linea ufficiale del Pd difende tanto strenuamente in rottura con quanto fatto fino a poco fa, è figlia del vecchio codice Rocco. Per intendersi, quello fascista, poi riformato da Vassalli, un socialista. E il paradosso è che, nello spingersi così tanto il là, Elly Schlein e la sua cricca offendono parte degli stessi esponenti e militanti del Pd. Non sono infatti pochi i dem che invece sostengono la riforma della giustizia. E non meno sono quelli che pur contrari difendono posizioni legittimamente differenti, anche quelle interne al partito. Ieri, nel corso della direzione nazionale, lo ha fatto presente a chiare lettere Giorgio Gori che ha apertamente contestato la linea della campagna referendaria.
La minoranza Pd contro la Shlein per la linea sul referendum
Una volta aperte le danze, la segretaria, dopo aver preteso una linea non unitaria ma unica, è stata apertamente contestata anche da Pina Picierno, Sandra Zampa, Simona Malpezzi, Lorenzo Guerini e Piero Fassino. Conclusione: la minoranza dem si è astenuta dal votare la relazione della Schlein. Guarda un po’, proprio quell’area riformista del partito che fa fatica ad accusare Augusto Barbera di connivenza con i fascisti e che non si rivede nell’espressione “meglio maiale che sionista”. Perché, chi non va in piazza a menare gli agenti, non mette a ferro e fuoco le città, non compie azioni eversive e squadriste, non plaude ad Hannoun o ad Askatasuna e non difende chi si rende protagonista di tutto ciò, di certo non ci sta a farsi definire fascista o maiale. Tantomeno dallo stato maggiore del Pd.
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