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Giustizia

Mattarella a L’Aquila: “La cultura sia strumento contro gli istinti predatori”

di Vincenzo Viti -


La riflessione offerta da Mattarella a L’Aquila, nel 2026 Capitale della Cultura, ha giustamente meritato condivisione e alimentato un vivace dibattiti sulla missione cui sta assolvendo la più alta Magistratura della Repubblica: parlare alla coscienza del Paese chiamandola alla giusta reazione contro gli “istinti predatori” e le pratiche aggressive che connotano le movenze e gli stili della politica internazionale, un “far west” che dissolve ogni parvenza di diritto e legittima le ragioni del potere contro ogni regola garantita da Fori riconosciuti e rispettati.

Mattarella interpreta così un ruolo meta istituzionale di “coscienza morale” che sembra sovraordinato al tempo storico che attraversiamo. Una lezione che si leva a ricordare che i doveri della Politica sovrastano comodità, urgenze e legittimità degli interessi per rispondere alle superiori ragioni della umanità e della convivenza civile. Fin qui Mattarella.

A L’Aquila c’era ad ascoltarlo una compatta “opinione” abruzzese sia intellettuale che politica. In sala, fra i tanti, Gianni Letta, uno dei più illuminati testimoni e “operatori” della “misura” e della razionalità, una inossidabile intelligenza a servizio della Politica. Che oggi si conferma, non solo a me immagino, come il più “organico” al messaggio mattarelliano. Per vaste coordinate, nobili ascendenze, sperimentate resilienze, per solide virtù e per le nutrite letture fin troppo propizie agli allori de L’Aquila e dintorni. Ne scrivo per intima convinzione, come di uno dei “beni comuni” di cui disponiamo, un valore che riluce “da novant’anni”, in un Paese talvolta senza memoria


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