Cultura & Spettacolo

Van Gogh rischia lo sfratto: museo verso la chiusura

di Eleonora Ciaffoloni -


È inimmaginabile e persino paradossale: il Museo Van Gogh di Amsterdam, il cuore pulsante della cultura olandese e tempio di uno dei pittori più amati al mondo, rischia la chiusura. Non per mancanza di visitatori — sono quasi due milioni all’anno, con file interminabili davanti alle sue porte e prenotazioni di mesi — ma per mancanza di fondi.

Museo di Van Gogh a rischio, la direttrice “Mancano le risorse”

A denunciarlo non sono voci di corridoio, bensì la direttrice Emilie Gordenker, che in una intervista al New York Times ha parlato senza giri di parole: “Se non arrivano risorse adeguate, dovremo chiudere l’edificio. E sarebbe un disastro, per le opere e per i visitatori”. La vicenda parte da lontano, nel tempo, e assume tratti (anche storici) rilevanti.

Nel 1962 il governo olandese firmò un accordo storico con Vincent Willem van Gogh, nipote del pittore, che donò allo Stato oltre 200 dipinti, 500 disegni e 900 lettere. In cambio, l’impegno chiaro e scritto: quello di costruire e mantenere un museo in grado di custodire per sempre quel patrimonio. Un patto vincolante, definito da molti osservatori internazionali un “obbligo contrattuale” e non una scelta politica. Eppure oggi quello stesso Stato sembra dimenticare la promessa.

Il Masterplan 2028 prevede tre anni di lavori per adeguare l’edificio — impianti obsoleti, sistemi di sicurezza inadeguati, normative ambientali da rispettare — per un costo di 104 milioni di euro. Il museo coprirà parte della spesa e delle perdite dovute alla chiusura parziale, ma resta un buco di 11 milioni annui. Il governo ne garantisce 8,5, dichiarando che si tratta già di uno dei contributi più alti in rapporto alla superficie dei musei nazionali. Una giustificazione che sa tanto di alibi.

E così il Van Gogh Museum, inaugurato nel 1973 e visitato da 57 milioni di persone in cinquant’anni, si trova oggi a implorare quello che dovrebbe essergli riconosciuto di diritto. “Una promessa fatta è una promessa da mantenere”, ricorda la Fondazione Van Gogh, proprietaria della collezione. E intanto l’istituzione ha avviato un’azione legale, con udienza fissata a febbraio 2026. “Inimmaginabile”, dice l’assessora alla cultura di Amsterdam Touria Meliani.

Eppure, a ben vedere, il rischio è reale: in gioco non c’è solo il destino di un museo, ma l’immagine internazionale di un Paese che del pittore ha fatto la sua bandiera turistica e culturale. Chiudere il Van Gogh Museum significherebbe tradire un accordo, ma soprattutto tradire la memoria di un artista che in vita non ebbe né riconoscimento né fortuna. Dopo averlo ignorato e lasciato morire in solitudine, l’Olanda rischia ora di infliggergli un secondo oltraggio: quello di un oscuramento illegittimo.


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