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Giustizia

Il comitato SìSepara spiega la riforma della giustizia in vista del referendum

di Giuseppe Ariola -


“Finalmente decideranno gli italiani e non una casta di intoccabili”: arriva al dunque senza giri di parole il comitato per Sì al referendum sulla riforma della giustizia promosso dalla Fondazione Luigi Einaiudi. E il logo scelto è tanto più eloquente. SìSepara è la scritta che si staglia dal centro del simbolo con il quale si vuole promuovere la separazione delle carriere dei magistrati. Una scelta per una giustizia e, soprattutto, un giudice davvero terzi. Cosa significa? Rompere quel legame per certi versi perverso che vede i giudici e i pubblici ministeri essere di fatto colleghi.

La separazione delle carriere

Una relazione professionale che rischia di minare l’equità dei processi. Rompere questo legame significa innanzitutto prevedere percorsi differenti per chi giudica e chi, invece, accusa. Uno dei fulcri della riforma della giustizia varata dal governo e già approvata dai quattro passaggi parlamentari previsti per le leggi costituzionali. Una riforma alla quale manca un ultimo voto, quello dei cittadini al referendum. Un voto per fare in modo che per giudici e pubblici ministeri siano previsti due percorsi differenti che si incontrino solo nel processo, come spiega il comitato SìSepara per il referendum sulla riforma della giustizia, senza accavallarsi negli uffici di procure e tribunali, aggiungiamo noi. In questo modo, i magistrati sia giudicanti che requirenti potranno essere realmente autonomi e indipendenti, ciascuno nel proprio ruolo, evitando sovrapposizioni e zone d’ombra.

L’indipendenza e l’autonomia della magistratura

Cosa che la Costituzione già prevede ma che, nei fatti, non è così. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura escono rafforzate da questa riforma, contrariamente a quanto qualcuno vorrebbe, invece, far credere. Questo anche grazie a un altro punto della riforma, consequenziale alla separazione delle carriere: lo sdoppiamento del Csm. A presiedere entrambi i Consigli superiori della magistratura, quello dei giudici e quello dei pm, sarà comunque il Presidente della Repubblica che continuerà, dunque, a svolgere un ruolo di garanzia.

Troppe fake news e mistificazioni

Con tutto ciò si può essere o meno d’accordo. Una cosa però è certa: nulla di quanto previsto dalla riforma ha a che vedere con il rapporto tra politica e magistratura. Sostenere il contrario, come in molti stanno facendo, non è solamente una fake news, ma un consapevole stravolgimento della realtà nel tentativo di ingannare i cittadini in vista del referendum. Un atteggiamento inqualificabile cavalcato da leader politici che stanno facendo trapelare tutta la propria inadeguatezza. E pensare che qualcuno di loro in una precedente vita faceva l’avvocato. Non certo, però, del popolo come si è detto, perché ai cittadini non si mente.


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