Polemiche Serie A: Arena e i nuovi arbitri che non convincono
La Serie A continua a essere segnata da contestazioni arbitrali che si ripetono quasi ogni turno. Anche in questa giornata non sono mancate discussioni: dal rigore per il contatto su Dusan Vlahovic in Fiorentina–Juventus, fino al penalty assegnato per il fallo di Pavlovic su Marcus Thuram nel derby Inter–Milan. Decisioni che hanno alimentato dubbi sul metro utilizzato, sul rapporto con il VAR e sulla difficoltà generale nel mantenere coerenza interpretativa all’interno dello stesso turno di campionato. Un clima che non ha lesinato polemiche anche nel tardo pomeriggio di ieri ed esplose con forza nel match dell’Olimpico tra Lazio e Lecce.
I dubbi sulla direzione di Arena
Nel match che ha visto la squadra di Sarri avere la meglio sui pugliesi, la gestione degli episodi chiave ha fatto emergere incertezze significative da parte di Alberto Ruben Arena, giovane fischietto della sezione di Torre del Greco. Il direttore di gara campano è apparso in più di un’occasione confuso e incerto.
Il primo caso per esempio, riguarda il gol annullato a Sottil: lo sottolinea anche l’ex arbitro Luca Marelli, che ritiene il contatto su Isaksen non sufficiente per fischiare fallo. Lo stesso parere è stato espresso da Gianpaolo Calvarese, che ha giudicato la decisione “inaccettabile” e ha criticato la mancanza di un intervento chiaro del VAR.
Poi il gol annullato a Dia: richiamato all’on-field review, l’arbitro ha ravvisato una spinta su Tiago Gabriel. Molti analisti hanno parlato di episodio “opinabile”, in cui la scelta finale sembrava tutt’altro che obbligata.
Un problema di generazione: le nuove leve non convincono
Le polemiche non riguardano solo gli episodi singoli, ma la continuità con cui le nuove leve arbitrali faticano a gestire momenti decisivi. Tifosi ed esperti sottolineano una scarsa sicurezza nelle letture e una difficoltà evidente nell’utilizzo del VAR come strumento di supporto e non di delega. Il filo rosso che unisce il rigore per Vlahovic, quello per Thuram e le decisioni di Lazio–Lecce ha rafforzato la percezione che molti direttori di gara, tanto più quando sono giovani, non siano ancora pronti per i ritmi e la pressione della Serie A.
Più formazione e più personalità
La direzione di Arena non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di errori, dubbi e interpretazioni incoerenti. Per restituire credibilità al movimento arbitrale italiano servono interventi strutturali: più formazione, maggiore uniformità e arbitri capaci di prendere decisioni chiare sotto pressione. Senza un cambio di passo, ogni turno rischia di trasformarsi in un nuovo capitolo di polemiche.
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