Dopo l’Italia anche l’Ue apre un’istruttoria su l’Ai di Whatsapp
Intelligenza artificiale, guai veri per Meta: dopo l’Antitrust italiana, pure l’Ue apre un’istruttoria sul (ben poco) strano caso dell’Ai di Whatsapp. L’impianto dei dubbi, e delle accuse, su cui Bruxelles dovrà fare chiarezza è molto simile ai rilievi avanzati dall’autorità garante italiana. In pratica, c’è da verificare se l’aver annesso l’Ai di Meta a Whatsapp non abbia violato le regole di concorrenza europee.
L’Ai di Whatsapp fa storcere il naso all’Ue
L’ombra dell’abuso di posizione dominante incombe sulla vicenda perché la decisione di Menlo Park influirebbe sulla concorrenza e avrebbe impedito agli altri fornitori di servizi di intelligenza artificiale di poter essere della partita. Tira una brutta aria, dunque, per Mark Zuckerberg. Che, così come ha reagito male all’istruttoria italiana, fa lo stesso pure per quanto riguarda il procedimento che è stato aperto in Europa. “Le accuse sono prive di fondamento”, tuonano i portavoce di Meta.
La dura replica di Meta: “Accuse infondate”
Che proseguono, quasi in un copincolla del comunicato rilasciato dopo l’istruttoria italiana: “La crescente diffusione di chatbot di intelligenza artificiale sulla nostra Business Api genera un sovraccarico dei nostri sistemi, che non sono stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo. Tuttavia, il settore dell’AiI – ha concluso la nota di Meta – è altamente competitivo e le persone possono accedere ai servizi che preferiscono in molti modi diversi: tramite app store, motori di ricerca, servizi email, integrazioni con terze parti e sistemi operativi”. Intelligenza artificiale, guai veri per Meta e per l’Ai su Whatsapp anche con l’Ue.
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