Iran: nuova ondata arresti, opposizioni nel mirino
In carcere Javad Emam, Azar Mansouri ed altri esponenti riformisti
In Iran nuova ondata di arresti: in carcere Javad Emam, portavoce della principale coalizione riformista, insieme ad altri leader moderati e attivisti politici nel quadro della repressione post-proteste.
Le Guardie Rivoluzionarie e la magistratura parlano di “contrastare chi gioca con i nemici” di Teheran. Le detenzioni, mentre il Paese cerca di soffocare il dissenso diffuso e mantenere il controllo politico interno. Nuove tensioni emergono in un clima già segnato da anni di proteste e migliaia di arresti precedenti.
Chi è stato arrestato e perché
in questa nuova ondata di arresti in Iran, le Guardie Rivoluzionarie hanno fermato Javad Emam, portavoce della coalizione principale del fronte riformista. Pure, perquisita la sua abitazione a Teheran. L’azione segue i fermi di altri tre esponenti riformisti, inclusi Azar Mansouri, Ebrahim Asgharzadeh e Mohsen Aminzadeh. Tutti sono figure di rilievo nel campo della politica moderata e riformista iraniana.
Gli arresti, guidati dall’Islamic Revolutionary Guard Corps e dalla magistratura, arrivano in un contesto di repressione interna dopo grandi proteste popolari esplose alla fine del 2025, che hanno messo in difficoltà l’establishment politico.
La giustificazione ufficiale delle autorità a questa nuova ondata di arresti è che questi leader avrebbero “collaborato con potenze nemiche”, tra cui Stati Uniti e Israele, e avrebbero fomentato tensioni interne contro la stabilità nazionale.
Il contesto più ampio della repressione
La campagna di nuovi arresti segue una intensa ondata di proteste in tutto il Paese iniziata nel dicembre 2025 per ragioni economiche e sociali, che si è rapidamente estesa a richieste politiche più ampie. Proteste accompagnate da una durissima repressione da parte delle forze dell’ordine iraniane, con migliaia di arresti e morte di manifestanti secondo fonti indipendenti.
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