L’eterogenesi dei fini il “fascino” controverso di Francesca Albanese
Una domanda inquietante.
Sulla natura del fascino che promana da Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu per la Palestina. Intendiamoci, sinistro fascino intellettuale, modulato sul verso correttivo e intimidatorio che ha indotto un editorialista di culto a definirla “maestrina dalla penna rossa”.
Non fosse per la vena intrigante e bellicosa, come si spiegherebbe razionalmente la corsa olimpionica dei tanti Comuni “progressisti” a conferire riconoscimenti e cittadinanze onorarie alla Relatrice, resa ancor più “speciale” per il nutrito medagliere collezionato finora.
Una circostanza che sta incontrando obiezioni, suscitando conflitti e interrompendo una intrigante luna di miele anche a causa delle aspre pedagogie che la Albanese ha continuato a infliggere di fronte a letture ritenute “anomale” del dramma di Gaza.
Credo perciò valga la pena di investigare, più che sulle incerte fortune che ora attendono la Albanese dopo gli esordi divinatori, soprattutto sulle “ragioni” che spingono una parte della opinione politica a privilegiate la versione “radicale” del dramma palestinese. Così da assumerlo a cifra immanente del conflitto sociale che divampa nelle nostre piazze.
Una crisi quella mediorientale (ricordiamo) nata da una aggressione poi replicata in rappresaglia inequivocabilmente da orientare.
Una condizione già frustrata dai “conflitti di prossimità”, in più gravata di tensioni e linguaggio antisemiti. Sicché la “causa palestinese”, in sé giusta e condivisibile, è divenuta la “ragione sociale” di una protesta carica di passioni diffuse incrociate ed estreme. Fino a esondare nella aggressione a La Stampa che ha significato la profanazione di ogni codice di convivenza.
La Albanese volteggiando sulla tristissima vicenda torinese con il suo inaccettabile “monito ad apprendere la lezione” ha segnato il punto di non ritorno di una pessima recitazione, incendiaria e pericolosa. Giacché nessuna violenza può essere mai purificatrice né ammessa a promuovere le migliori cause. Pensiero finale.
Ci scusi la Albanese… Se in questo caso la poniamo suo malgrado al servizio di una buona causa. E quella che chiamiamo eterogenesi dei fini.
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