L’ex capo dello spionaggio chavista Hugo Carvajal è pronto a testimoniare contro il presidente venezuelano Maduro
Il suo nome è Hugo Armando Carvajal Barrios, per tutti “El Pollo”, ex generale a tre stelle e direttore dell’intelligence militare venezuelana. L’uomo che ha passato decenni a costruire l’apparato repressivo del chavismo oggi siede in una prigione statunitense, e secondo quanto riporta Newsweek, sta per diventare il testimone chiave dell’accusa contro Maduro nel processo per narcoterrorismo che si apre oggi, lunedì 5 gennaio a New York.
Non è ancora chiaro quanti morti abbia provocato l’operazione militare americana che il 3 gennaio ha strappato Nicolás Maduro dal suo palazzo di Caracas – le fonti parlano di almeno 40 vittime tra civili e militari – ma una cosa è certa: dietro la cattura più spettacolare degli ultimi vent’anni c’è una persona che conosce tutti i segreti del regime chavista. Un uomo che Maduro aveva cacciato accusandolo di tradimento e che ora è pronto a inchiodarlo davanti a un tribunale federale americano.
La parabola del fedelissimo
La storia di Carvajal è quella classica del sicario abbandonato dal boss che matura – e realizza – la possibilità di vendicarsi. Nel 1992 partecipa al golpe fallito con Chávez. Quando questi vince le elezioni nel 1998, “El Pollo” diventa un pilastro del regime: capo dell’intelligence militare, deputato, confidente. Per vent’anni vede tutto, sa ogni cosa, ordina ed organizza ogni azione che possa servire per mantenere il potere.
Nel 2017 arriva la rottura con Maduro. Carvajal scappa in Spagna con un’accusa di tradimento e un mandato d’arresto USA. Viene arrestato nel 2021, estradato nel 2023. Il 25 giugno 2025, davanti al giudice Hellerstein, si dichiara colpevole di narcoterrorismo e traffico di cocaina. Crimini che prevedono l’ergastolo. Ma la condanna viene rinviata. Quando un co-cospiratore non viene condannato dopo essersi dichiarato colpevole, significa una cosa solamente: sta collaborando.
Il super-testimone che Trump aspettava
L’amministrazione Trump deve dimostrare che l’operazione militare che ha violato la sovranità venezuelana era giustificata. Servono prove che Maduro è il capo di un’organizzazione narcoterroristica.
Qui entra in gioco il ruolo di Carvajal. Secondo l’accusa, il nuovo atto d’imputazione reso pubblico dopo la cattura è molto più dettagliato del 2020: descrive spedizioni di droga, metodi di trasporto, collegamenti con i cartelli, l’abuso della rete diplomatica per facilitare cocaina e denaro.
A dicembre 2025, da una prigione americana, “El Pollo” scrive a Trump. Un documento di “espiazione” in cui afferma di essere stato “testimone di come il governo di Chávez si è trasformato in un’organizzazione criminale diretta da Maduro”. Nella lettera descrive il “Cartel de los Soles” come un’operazione per usare la droga come “arma contro gli Stati Uniti”.
La recita della cattura
Trump ha seguito il blitz in streaming da Mar-a-Lago – lo ha rivelato lui stesso -. La Delta Force si è allenata su una replica esatta della residenza di Maduro. Una spia CIA infiltrata ha tracciato ogni movimento del presidente.
Elicotteri a 30 metri sul mare, incursione all’alba e scontri a fuoco. Maduro e la moglie catturati. Prima sulla USS Iwo Jima, poi a Guantanamo, infine nel carcere di Brooklyn. Le foto del “perp walk” – Maduro in felpa nera scortato dagli agenti – postate da Trump sui social.
Il paragone che circola è con Manuel Noriega, condannato nel 1990 grazie a testimoni che avevano patteggiato. Esattamente come starebbe per fare Carvajal.
Il prezzo del tradimento
Maduro che accusa Carvajal di tradimento nel 2017 si ritrova tradito proprio da lui nove anni dopo, quando il suo ex capo lo consegna alla giustizia americana per uno sconto di pena.
Il Venezuela è nel caos. La vicepresidente Rodríguez chiama la cattura “un rapimento barbarico”. Trump annuncia che l’America “gestirà il paese” senza specificare come e minacciando (neanche tanto velatamente) la possibilità di un secondo intervento. L’UE chiede calma, la Cina pretende il rilascio. Il bilancio delle vittime sale in silenzio.
E in una cella americana, “El Pollo” prepara la sua testimonianza. L’uomo che per vent’anni ha protetto i segreti del chavismo sta per svelarli tutti. Non per redenzione, ma per salvare la propria pelle. Il traditore tradito che diventa accusatore. A Caracas lo chiamavano Judas. A New York lo chiamano testimone chiave dell’accusa.
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