Le città medie senza figli
Il colpo più duro colpisce soprattutto i Comuni che per decenni hanno incarnato l’idea stessa di classe media: fabbriche, impieghi pubblici, mutui e famiglie con due figli
Non solo i piccoli paesi a svuotarsi per la crisi demografica: la cintura delle città medie italiane perde figli, lavoro e futuro. L’Italia continua a invecchiare e a restringersi, ma il colpo più duro colpisce soprattutto i Comuni che per decenni hanno incarnato l’idea stessa di classe media: fabbriche, impieghi pubblici, mutui e famiglie con due figli.
Città medie senza figli
Secondo l’Istat nel 2024 le nascite sono scese sotto quota 380 mila e il tasso di fecondità si è avvicinato a 1,1 figli per donna, ma nei centri medi il saldo naturale negativo è ancora più strutturale, perché l’emigrazione dei giovani non viene compensata dall’arrivo di nuovi residenti. Qui la crisi demografica smette di essere una statistica e diventa un problema urbano.
I casi di Monfalcone e Terni
A Monfalcone, città simbolo dell’industria cantieristica del Nord-Est, gli under 15 sono ormai molto meno degli over 65 e le scuole elementari sono costrette ad accorpare classi per mancanza di iscritti, mentre il mercato del lavoro non riesce più ad attirare giovani famiglie.
A Terni, storica capitale dell’acciaio umbro, da anni i decessi superano di gran lunga le nascite e una quota crescente di laureati e diplomati si sposta verso Roma o il Nord, svuotando il bacino demografico.
La crisi della Sardegna e del Molise
In Sardegna un fenomeno ancora più evidente. Nuoro, Oristano e Iglesias, tre città che per decenni hanno rappresentato i poli amministrativi e produttivi dell’interno e del Sulcis, hanno perso in dieci anni tra il 10 e il 15 per cento dei residenti, con tassi di natalità tra i più bassi d’Italia e un’emigrazione giovanile che riduce ogni anno il numero di donne in età fertile.
A Termoli, uno dei principali centri urbani del Molise, un saldo naturale negativo da oltre quindici anni con il calo delle nascite riflesso direttamente sulle scuole e sui servizi per l’infanzia.
Il cuore della geografia sociale italiana
Città che non sono periferia estrema ma il cuore della geografia sociale italiana, dove fino a poco tempo fa si costruivano famiglie, si compravano case e si programmava il futuro. Oggi, però, lavori più precari, redditi stagnanti, costi abitativi e servizi pubblici che arretrano rendono sempre più difficile mettere al mondo figli proprio in quei luoghi che avevano garantito stabilità.
Quando una giovane coppia se ne va, non viene sostituita, ogni partenza riduce ulteriormente la base demografica.
Una spirale visibile, una sfida decisiva
Il risultato, una spirale visibile: meno bambini, meno scuole, meno pediatri, meno negozi, meno trasporti, fino a trasformare città vive in centri che invecchiano in silenzio.
La vera frattura demografica italiana non passa quindi tra Nord e Sud o tra città e campagne, ma attraversa questa cintura di Comuni medi che non riesce più a riprodursi. Lì si gioca una parte decisiva del futuro del Paese.
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