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Editoriale

Se Trump punta a deindustrializzare l’Ue in piena crisi energetica

di Adolfo Spezzaferro -


L’Europa rischia di perdere la partita decisiva per la sua sovranità, quella su energia e industria. La politica di Trump non sembra concepire l’Ue come un partner, ma piuttosto come un concorrente da indebolire e, soprattutto, come un mercato da rendere più dipendente dagli Usa. La strategia americana punta a riportare capitali e produzioni oltre Atlantico.

E una delle condizioni che la rendono possibile è un’Europa alle prese con energia (troppo) costosa, approvvigionamenti fragili e crescente dipendenza dall’esterno. La guerra in Ucraina e la rottura dei rapporti energetici con Mosca hanno accelerato questa vulnerabilità, mentre gli incentivi Usa attirano imprese e investimenti. Il Medioriente poi aggiunge un’altra fonte di grave instabilità: Hormuz, infrastrutture energetiche e mercati dei combustibili possono trasformare ogni crisi geopolitica in uno shock industriale europeo (complice anche l’ottusità di Bruxelles).

Perfino il diesel americano diventa una leva strategica: l’ipotesi di limitarne l’export – spauracchio sventolato da Trump – dimostra ancora una volta quanto l’energia sia uno strumento di pressione. Se l’America di Trump (in risposta alla crescita esponenziale della Cina nell’era della post globalizzazione voluta proprio dagli Usa) rafforza la propria industria a spese della nostra competitività, la deindustrializzazione dell’Europa sarà il nuovo successo economico dell’America.

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