Solo a Milano scendono (un po') gli affitti. E ora il governo annuncia un Piano Casa
In aumento i listini del mercato immobiliare 2025. Solo a Milano non salgono (granché) i prezzi di vendita e calano quelli degli affitti delle case. Nel resto del Paese, invece, domina il segno più. Ciò non succede mica perché in Lombardia comprare o prendere in locazione un appartamento sia più semplice, tutt’altro. Ma, probabilmente, si tratta di un segnale. Che, forse, si è tirata la corda al massimo, almeno a Milano.
L’analisi 2025 del mercato immobiliare: chi sale
Secondo l’analisi di Immobiliare.it Insights, su scala nazionale, i prezzi delle abitazioni sono saliti del 3,3 per cento. Contestualmente, il canone d’affitto è aumentato del 6,4%. In pratica, le case italiane si “comprano” a 2.139 euro e si affittano a poco meno di 14 euro, per la precisione, a 13,9 euro al metro quadro. Nella top tre delle città dove comprare casa è costato di più nel 2025 ci sono Firenze, Verona e Roma. Nel capoluogo toscano e nella città veneta i prezzi sono saliti del 7,8%. Nella capitale, invece, sono aumentati nella misura del 6,8%. Per quanto attiene, invece, alla “classifica” degli affitti, in testa a tutte le città italiane figura Genova (+10,9%), poi c’è Bari (+10,3%) e quindi si piazza nuovamente Roma (+9,6%).
E chi scende
Dall’altra parte della graduatoria del mercato immobiliare 2025, le città a registrare gli aumenti meno significativi sono state Palermo (+2,6%), Venezia (+2,5%) e Milano (+2,1%) per le compravendite, mentre per le locazioni, solo a Milano si nota una flessione (-0,5%), poi ecco Firenze (+3,5%) e Bologna (+1,8%). Sono tante le circostanze che giocano nella determinazione dei costi. La timidezza degli affitti a Bologna, per esempio, è da mettere in correlazione all’aumento spropositato che si registrò qualche anno fa. Un dato, questo, che sembra fare il paio con quello che riguarda gli aumenti per le compravendite a Verona.
Le dinamiche dei prezzi
L’asse produttivo italiano, dal Nord-Ovest, si stava spostando con determinazione al Nord-Est. Valutando, poi, i dati relativi ai quartieri e alle fluttuazioni dei prezzi degli immobili si legge con facilità un altro paio di trend. Non meno importante. Sempre più richiesti sono gli immobili che insistono nei centri storici. E questo è facilmente comprensibile: c’è il boom turistico e le case, tra Airbnb e la possibilità di farne bed and breakfast a favore dei visitatori delle nostre città d’arte, subiscono una rivalutazione importante. Considerando, però, che si tratta di un mercato sostanzialmente nuovo, e quindi a rischio “bolla”, in altre città e proprio poco distante dai centri storici, inizia a ridimensionarsi il boom delle rivalutazioni. È ciò che accade, per esempio, nelle aree di Burano, Mazzorbo e Torcello a Venezia, dove i prezzi sono calati addirittura del 7 per cento. Aumentano, però, pure i prezzi delle abitazioni che si trovano a ridosso dei quartieri maggiormente produttivi. Se proprio devo trasferirmi in un’altra città, preferisco comprare casa più vicino possibile al lavoro.
Dal Piano Casa allo sblocca-sfratti
Ora, però, incombe un’altra variabile sui prezzi delle abitazioni. Se continueranno a salire nel 2026 dipenderà dalle reazioni del mercato al Piano casa che il governo, come annunciato dalla premier Giorgia Meloni alla conferenza stampa di inizio anno, ha intenzione di presentare da qui a pochi mesi. Si tratterà di un piano che prevede la realizzazione di 100mila nuovi alloggi a prezzi “calmierati”. L’annuncio è stato apprezzato ma le associazioni come Confedilizia ritengono utile porre al centro dell’attenzione anche altri temi che riuscirebbero a sbloccare lo stallo che si vive sul mercato immobiliare. “In un Paese a proprietà immobiliare diffusa come è l’Italia, consideriamo comunque necessaria anche un’azione finalizzata a dare slancio all’affitto privato, che fornisce da sempre la più ampia risposta alle esigenze abitative – ha spiegato il presidente Giorgio Spaziani Testa -. Da questo punto di vista, auspichiamo che non tardi l’annunciato varo di una normativa tesa ad accelerare gli sfratti (e il governo ha sul suo tavolo una proposta della Confedilizia al proposito) e che si pensi anche all’introduzione di mirati incentivi fiscali (anche con riferimento all’Imu). Due misure che consentirebbero da un giorno all’altro di accrescere l’offerta di abitazioni in locazione e, di conseguenza, di ridurre i canoni”.