Le imprese italiane guardano al 2026 con più aspettative, tutti i dati di Palazzo Koch
Da Palazzo Koch arrivano buone notizie: secondo l’indagine della Banca d’Italia sulle aspettative per l’economia, aumenta la fiducia su salari e crescita mentre diminuisce sull’inflazione. I dati, dunque, rappresentano un anno ricco di aspettative per le aziende italiane. Secondo cui, da qui a dodici mesi, la crescita delle retribuzioni potrebbe toccare il 2 per cento. E sarebbe una manna dal cielo, innanzitutto per le imprese dal momento che i consumi, in Italia, stanno marciando sul posto. Ma non basta perché le imprese potrebbero rafforzare gli investimenti.
L’indagine della Banca d’Italia
Già, perché, rispetto al terzo trimestre, nell’ultimo scorcio del 2025 per le aziende sarebbero maturate “condizioni per investire sono meno sfavorevoli”, con un “leggero miglioramento nell’industria in senso stretto e nei servizi, a fronte del peggioramento nelle costruzioni”. Ciò significa che la quota di spesa nominale per gli investimenti, nel 2026, potrebbe salire. Su questo fronte, e con riguardo alle industrie manifatturiere, hanno recitato un ruolo decisivo le misure di Transizione 4.0 e Transizione 5.0. Con buone conseguenze sul Sistema Paese. Allo stesso tempo si riducono le aspettative sull’inflazione. Non sparirà, né ciò potrebbe accadere. Ma l’orizzonte entro cui si muoverà il livello dei prezzi, stando all’indagine di Banca d’Italia, sarà in una forchetta tra l’1,6% e l’1,8%. Insomma, si fermerà la rincorsa folle dei rincari che ha appesantito, e non poco, le famiglie e le stesse imprese italiane.
Su i salari, può salire l’occupazione
C’è, poi, la vicenda legata all’occupazione. Se lo scenario sarà questo, il governo potrebbe, presto, brindare a nuovi record. Dai lavori pubblicati nella relazione di Palazzo Koch, difatti, emerge l’idea che da qui ai prossimi tre mesi la percentuale di nuovi assunti potrebbe continuare a salire. Certo, l’Italia non si trasformerà d’incanto nel Paese del bengodi ma le buone notizie possono dare ossigeno alla nostra economia. Su cui stanno esercitando un’influenza positiva, secondo quanto hanno riferito le imprese a Bankitalia, limitando gli effetti negativi di sistema (internazionale) dovuti alle instabilità geoeconomiche e alle politiche commerciali che stanno caratterizzando l’attuale periodo. Il rafforzamento dell’industria e dell’economia che ci si attende dalle imprese sarebbe, inoltre, un effetto delle politiche attuate a livello centrale. L’aver deciso di superare l’impasse del debito, e di rientrare dalla procedura d’infrazione, ha rafforzato le credenziali italiane sui mercati internazionali. E la fiducia, pian piano, sta tornando a innervare il sistema produttivo del Paese.