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Cultura & Spettacolo

Bettino oltre Craxi: come una porta socchiusa

Il docufilm su Craxi, uno specchio che parla più di noi che di lui.  

di Andrea Fiore -


In Italia il passato non sparisce: si affaccia quando gli conviene. A volte con un anniversario, altre con un film che prova a rimettere ordine dove l’ordine non c’è mai stato. Bettino oltre Craxi fa proprio questo: non riscrive, non assolve, non accusa. Semplicemente mostra quanto sia difficile, per noi, ricordare senza trasformare tutto in un simbolo, un caso, una scorciatoia.

Il film arriva in un Paese che ha parlato di Craxi più come etichetta che come persona. Ogni suo ritorno non aggiunge un pezzo di storia: ci ricorda quanto siamo selettivi nel ricordare. Per questo il docufilm sceglie un’altra strada: restituire l’uomo, senza togliere il contesto; mostrare la fragilità, senza farne un giudizio.

La narrazione è semplice, pulita, senza forzature. Non cerca di chiudere conti, ma di restituire proporzioni. E nel farlo mette in luce un punto che ci riguarda più di quanto ammettiamo: la nostra memoria cambia forma a seconda delle stagioni, delle necessità, dei momenti.

La memoria a convenienza

La memoria politica italiana non è stabile: è un interruttore. Si accende quando serve, si spegne quando pesa. Così Craxi diventa, a seconda dei periodi, riferimentoferitadomanda aperta. Non perché la storia sia incerta, ma perché lo siamo noi nel leggerla.

Il film non chiude il dibattito. Lo riapre con calma, ricordando che dietro ogni giudizio c’è un tempo, dietro ogni scelta un contesto, dietro ogni figura una complessità che merita attenzione. È un invito a trattare la memoria come un gesto di responsabilità, non come un magazzino da cui prendere ciò che conviene.

Bettino oltre Craxi non scioglie i nodi della nostra storia. Mostra, piuttosto, che quei nodi restano tali perché li usiamo come argomenti, non come lezioni. E forse è qui che il film colpisce davvero: nel ricordarci che la maturità di un Paese si vede da come sceglie di ricordare, non da quanto è bravo a giudicare.

E il resto — quello che ancora non sappiamo, quello che forse capiremo più avanti — rimane lì, come una porta socchiusa, con lo spiraglio giusto per tornarci sopra.


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