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Giustizia

Anche i Popolari si scherano per il Sì con un proprio comitato

di Giuseppe Ariola -


Anche i popolari si aggiungono al lungo elenco di quanti, dai socialisti ai riformisti, dai liberali ai moderati, hanno sposato la causa del Sì al referendum sulla riforma della giustizia con un proprio comitato. Ieri alla Camera è stato infatti presentato il Popolari per il Sì. L’iniziativa è stata ‘ospitata’ dalla deputata e presidente di Azione Elena Bonetti. Il partito di Calenda, già pubblicamente schierato, entra dunque a pieno titolo nella campagna referendaria per “difendere quell’elemento costitutivo delle democrazie liberali che è il principio della divisione dei poteri dello Stato”, ha spiegato la Bonetti. Un messaggio perfettamente in linea con le storiche battaglie del Partito Popolare. Nel cui atto fondativo, ha ricordato Giorgio Merlo, era presente proprio la separazione delle carriere.

Una storica battaglia dei Popolari

Battaglia che affonda le radici nella necessità di creare delle “condizioni di imparzialità” per chi è chiamato a giudicare, ha evidenziato Giuseppe Gargani. Punta invece il dito contro “gli slogan spesso falsi” che stanno accompagnando la campagna referendaria Giulio Prosperetti, vice presidente emerito della Corte Costituzionale che presiede il comitato Popolari per il Sì. Il riferimento è “ai manifesti dell’Anm assolutamente inquietanti” che hanno suscitato tanto clamore quanta indignazione. Armi di distrazione di massa a parte, per il comitato è importante riportare al centro della campagna quelli che sono gli aspetti tecnici del referendum. Ovvero le sue conseguenze reali e non i rischi strumentalmente paventati. La separazione delle carriere, ci spiega ancora Prosperetti “è il completamento della riforma Vassali del 1989, con il passaggio dal processo inquisitorio di stampo fascista a quello accusatorio di tipo democratico”.

Le ragioni del comitato Popolari per il Sì al referendum

Per quanto riguarda poi l’Alta Corte disciplinare, secondo il vice presidente emerito della Corte Costituzionale, ha il merito di “creare un livello di controllo all’interno della comunità dei magistrati molto diverso da quello attuale”. Un’esigenza dettata dal fatto che “le correnti creano un sistema per il quale il Csm proteggerà sempre il magistrati iscritti a quella giusta”. Lo dimostrerebbero i tanti casi di “collusione criminale tra giudici e avvocati. I primi vengono radiati dall’albo, ai secondi toccano solo tre mesi di sospensione”. Una dinamica ben nota che contribuisce a rompere il fronte della sinistra, dove anche sul referendum regnano le divisioni. Motivo per il quale, è la convinzione di Prosperetti, “anche chi, per ragioni di opportunità e di collegamenti oggi dice No alla riforma, al voto dirà Sì.


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