Basta alle fake news sulla riforma della giustizia
Un’informazione effettivamente corretta sulla riforma della giustizia, non inquinare il dibattito con le fake news e l’auspicio che la campagna referendaria torni a essere incentrata sui contenuti abbandonando la mera propaganda. È questo l’indirizzo emerso nel corso della presentazione, avvenuta ieri alla Camera, del vademecum di Forza Italia con le ragioni del Sì. Un documento, ha spiegato il deputato azzurro Enrico Costa, per entrare nel merito della riforma e un’occasione che è la “fotografia di due approcci opposti: chi entra nel merito e chi prova a sottrarsi al confronto”. Il riferimento del parlamentare a quanti “cercano di spostare la data del referendum” è dovuto alla concomitante prima udienza davanti al TAR del Lazio sui giorni in cui dovrà tenersi la consultazione, dopo che la delibera con la quale il governo ha individuato il 22 e 23 marzo è stata impugnata.
Il dialogo sul referendum ritrovi la dovuta correttezza
L’appuntamento di Forza Italia ha seguito di poche ore il caso del post di Rocco Maruotti. L’apice – finora, nella speranza che non se ne raggiungano di nuovi – della mistificazione di quanti si battono per ragioni del No al referendum. Su questo fronte, infatti, la tendenza a una comunicazione fuorviante è ormai acclarata. Basti pensare che lo slogan utilizzato dal comitato promosso dall’Anm è finito dai manifesti affissi per strada e nelle stazioni al tribunale, perché oggetto di una denuncia in quanto considerato completamente falso. Comunque sia, sarà perché rispetto a un cambiamento epocale è più facile prospettare cataclismi che panacee, il principale augurio degli azzurri è che il dibattito sul referendum rientri nei binari della correttezza. Soprattutto della verità. Aspettarsi la sobrietà sarebbe senza dubbio troppo.
Sorteggio dei Csm: il vero problema delle toghe
Come ha infatti sottolineato Giorgio Mulé, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna per Forza Italia, l’Anm “sta portando il dibattito su un terreno che nulla c’entra con la riforma”. Oltretutto, conducendo una battaglia che “ha travalicato i confini della correttezza”. Una stoccata al sindacato delle toghe è giunta anche da Pietro Pittalis che lo ha paragonata a un vero e proprio partito politico. Senza mezzi termini, l’azzurro sostiene che per la magistratura “il problema non è la separazione delle carriere in sé, è il controllo del Csm diventato il luogo delle correnti, il luogo del mercimonio dove si scambiano posti, favori, trasferimenti, ruoli semidirettivi e direttivi”.
La riforma della giustizia oltre le fake news
Evidentemente, molto più di una suggestione. Tanto più considerando che sono gli stessi a vario titolo impegnati contro la riforma a evidenziare quanto il numero dei magistrati che passano dalla carriera requirente a quella giudicante e viceversa sia assolutamente irrisorio. Il problema, quindi, deve necessariamente risiedere negli altri due pilastri della riforma. I due Csm, la cui composizione avverrà attraverso sorteggio e non più con l’elezione dei componenti sia laici che togati, e l’istituzione dell’Alta Corte. Un nuovo organismo chiamato a prendere decisioni in ambito disciplinare sui magistrati. Due novità che sminano il potere che le correnti della magistratura oggi esercitano proprio in seno al Csm.
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