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Esteri

Stati Uniti-Iran: si avvicina la resa dei conti?

Trump: “Teheran si sieda al tavolo dei negoziati”

di Mauro Trieste -


Donald Trump ha minacciato l’Iran. “Un’imponente Armada sta facendo rotta verso l’Iran. Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione – ha avvertito il presidente americano in un post su Truth socialÈ una flotta più grande di quella inviata in Venezuela, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln. Come nel caso del Venezuela, è pronta e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario”. Trump ha intimato a Teheran di tornare al tavolo per negoziare un accordo “giusto ed equo” sul nucleare, se vuole evitare un attacco che sarebbe “peggiore” di quello del giugno scorso contro i suoi siti.

La replica dell’Iran a Trump

La Repubblica islamica ha risposto al presidente statunitense. “L’ultima volta che gli Stati Uniti si sono lanciati in guerre in Afghanistan e Iraq, hanno sperperato oltre 7.000 miliardi di dollari e perso più di 7.000 vite americane”, ha ricordato in un post l’ambasciata iraniana all’Onu, precisando che “l’Iran è pronto al dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci, ma se costretto si difenderà e risponderà come mai prima”.

Il diniego di Riad e Doha

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, solidi alleati di Washington in Medio Oriente, hanno escluso l’ipotesi di utilizzo del loro spazio aereo e dei rispettivi territori per un’azione militare statunitense contro l’Iran. Le mosse di Riad e Abu Dhabi potrebbero ostacolare la pianificazione dei raid.

Tre giorni fa il CentCom ha confermato che l’Abraham Lincoln Carrier Strike Group è dispiegato in Medio Oriente per “promuovere sicurezza e stabilità nella regione”. Poi ci sono gli F-15E in Giordania.

Il fragile equilibrio

Nei Paesi del Golfo, stando a quanto riportato dal Wall Sreet Journal, si teme che un eventuale intervento Usa possa portare al caos più che a un “regime change” in Iran, con conseguenze che potrebbero ricadere sulla regione. Diversi esperti sostengono che per infliggere un colpo mortale all’attuale struttura di potere dell’ayatollah Ali Khamenei, che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito “più debole che mai”, sarebbe necessaria una campagna militare non breve.

Nelle scorse ore sono state annunciate esercitazioni di forze americane in programma in Medio Oriente, che andranno avanti diversi giorni. Il comunicato sulle manovre che vedranno protagonista la Ninth Air Force non indica né date né luoghi.

Kataib Hezbollah, gruppo paramilitare iracheno ha promesso sostegno agli iraniani in caso di bisogno. Abu Hussein al-Hamidawi, numero uno del sodalizio, ha chiesto ai suoi di farsi trovare pronti per una “guerra totale” contro i nemici.

La mediazione della Turchia

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con il capo della diplomazia turca Hakan Fidan. A renderlo noto è stato il ministero degli Esteri turco in una nota. Al centro della telefonata gli sforzi per allentare le tensioni regionali alla luce degli ultimi sviluppi ed evitare un’escalation.

Fidan ha invitato gli Stati Uniti a risolvere le controversie con l’Iran una dopo l’altra, piuttosto che attraverso un difficile accordo globale. Il ministro ha osservato che un approccio di questo tipo eviterebbe l’irrigidimento dei funzionari iraniani e ha aggiunto che il Paese di Khamenei è pronto a negoziare sul suo programma nucleare.

La posizione della Germania

Il governo iraniano “ha i giorni contati”, secondo il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Un regime che può mantenere il potere solo attraverso la violenza e il terrore contro la propria popolazione: i suoi giorni sono contati”, ha affermato Merz durante una conferenza stampa congiunta con il primo ministro rumeno, Ilie Bolojan. “Potrebbe essere questione di settimane, ma questo regime non ha alcuna legittimità per governare il Paese”, ha proseguito ancora.

Sarebbero almeno 6.221 i morti confermati durante l’estesa ondata di proteste in Iran, stando a Human Rights Activists News Agency (Hrana). Tra questi, si legge sul sito web dell’organizzazione con base negli Stati Uniti, 5.858 manifestanti, 100 minori, 214 appartenenti alle forze di sicurezza e 49 persone che non erano dimostranti. Hrana ha fatto sapere che si continua a lavorare per verificare le circostanze di altri 17.091 decessi segnalati. Oltre 42.324 le persone tratte in arresto.


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