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Attualità

Santa Rosa del Perù: la missionaria che ha conquistato il mondo senza mai lasciare Lima

di Cinzia Rolli -


Presso l’aula Magna della prestigiosa Università gregoriana si è tenuta una conferenza su Santa Rosa da Lima, la prima santa del Nuovo Mondo.

La conferenza si è svolta in vista del collocamento, il 31 gennaio prossimo venturo, presso i giardini vaticani e alla presenza del Santo Padre, di una statua di Rosa del Perù e di un mosaico mariano donati entrambi dalla Conferenza episcopale peruviana.

Suor Raffaella Petrini, Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha offerto un contributo centrato sull’aspetto istituzionale e simbolico della Santa.

L’installazione della statua e del mosaico nei Giardini Vaticani rappresenta un atto di alta diplomazia spirituale, sottolineando come l’arte sacra contribuisca a rendere i giardini pontifici un “santuario a cielo aperto”.

I materiali utilizzati per le opere donate alla Città del Vaticano provengono direttamente dal Perù. La Santa nel monumento di travertino bianco, viene raffigurata nel momento in cui le appare tra le braccia, durante la preghiera nella Chiesa di Santo Domingo a Lima, Gesù Bambino che le chiede di diventare sua sposa con un anello e dei fiori.

La statua richiama una forte simbologia che riflette il cammino terreno di Santa Rosa. L’ancora, segno di speranza, ricorda la sua protezione sulla città di Lima quando venne minacciata dai pirati. Il rosario richiama la sua appartenenza al Terzo Ordine Domenicano. E la rosa rappresenta il nome con cui fu chiamata sin da bambina e scelto in seguito ufficialmente dalla Santa durante la sua cresima.

Il mosaico contiene una serie di effigi. In alto la Vergine della Puerta, al centro la Vergine Immacolata, sul lato sinistro tre immagini della Vergine della Candelora e poi tre rappresentazioni  mariane legate al tema della protezione.

Per realizzare il mosaico sono serviti sei mesi di lavoro da parte di otto giovani artisti; per raffigurare i volti è stata utilizzata la tecnica del micromosaico. La forza di Rosa è data anche dal fatto che è diventata apostola pur non allontanandosi dalla sua cella nel giardino di casa.

Il  cardinale Luis Antonio G. Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha ricordato il modello spirituale della Prima Santa delle Americhe divenuta così importante anche per le Filippine. Infatti una delle facciate della Cattedrale dell’Immacolata Concezione che si trova a Manila è a lei dedicata.

Padre Lewis, rettore della Pontificia Università  Gregoriana ha invece collegato la figura di Rosa a Papa Francesco, che nel 2017 l’aveva definita, citando un passo del Cantico dei Cantici, “un giglio tra le spine”. Santa Rita può essere considerata, infatti, tra l’altro, la Santa dei fioristi e dei giardinieri. Oltre ad amare la natura, coltivava fiori per poi rivenderli per aiutare economicamente la famiglia.

Il cardinale Carlos Castillo Mattasoglio, arcivescovo  di Lima e Primate del Perù, ha ricordato come la casa della Santa fosse un rifugio per poveri, malati e indigeni, definendo la missionaria una “mistica della carità concreta”. La sua scelta di povertà e penitenza era un mezzo semplice ma potente di denuncia contro l’oppressione dei poveri del suo tempo. Una preghiera silente, quella della Patrona delle Americhe, che risuonava più di qualsiasi altra azione prorompente.

Il professor Martín María Morales, professore emerito della Pontificia Università Gregoriana, ha rimarcato come Rosa non sia stata una figura passiva, ma un soggetto dotato di una forte identità religiosa e di una propria autonomia per l’epoca in cui è vissuta. Le sue suppliche non erano finalizzate all’estraniarsi dal mondo ma all’esercitare un’effettiva protezione delle persone che vivevano ai margini della società rispetto alle ingiustizie e ai mali del tempo. Un’orazione viva, fervente e per gli altri.

Il Professor Pierantonio Piatti, segretario del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, ha parlato della scelta di Rosa di avere come madre spirituale Caterina da Siena. Un vero e proprio modello di vita; questo legame si tradusse nel rifiuto del matrimonio, nella decisione di rimanere laica all’interno delle mura domestiche e nella profondità delle penitenze. Lo studioso ha evidenziato poi analogie tra Rosa e la beata domenicana Colomba. Entrambe vissero una forma di santità domestica, diventando punti di riferimento per le loro città (Lima e Perugia) in momenti di crisi.

La coincidenza risiede nella capacità di queste donne di trasformare la penitenza privata in una forma di protezione soprannaturale per la comunità . Attraverso Caterina (Siena/Roma), Colomba (Rieti/Perugia) e Rosa (Lima), l’Ordine Domenicano ha creato un asse spirituale che univa l’Italia al Nuovo Mondo.

L’intervento del professor Stephen Malcolm Hart, University College London, ha toccato l’aspetto invece dei miracoli attribuiti a Santa Rosa da Lima. La protezione della Città dei Re dai pirati olandesi nel 1615: Rosa si pose infatti a difesa del tabernacolo nella Basilica del Rosario e i malfattori inspiegabilmente si ritirarono.

Diverse guarigioni tra cui quelle di una bambina affetta da lebbra e di un ragazzo al quale la Santa diede semplicemente un bicchiere d’acqua dopo aver pregato china su di lui.

Si racconta inoltre che Rosa indossasse sulla testa una corona di spine nascosta sotto la ghirlanda e che quando sua madre lo scoprì e le ordinò di toglierle, le spine scomparvero.

Al momento della sua morte poi la città di Lima fu invasa da un intenso profumo di rose e venne inoltre riconosciuta la validità divina delle sue visioni del Bambino Gesù che le chiedeva di essere sua sposa.


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