Caos alla Camera, salta la conferenza sulla remigrazione
Nata male e finita peggio. La conferenza stampa sulla remigrazione che si sarebbe dovuta tenere ieri alla Camera alla fine è saltata. E con essa tutte quelle previste a seguire, in un clima del tutto inconsueto per quello che solitamente si respira di venerdì a Montecitorio. In effetti, di disordini ce ne sono stati eccome. Tutto è iniziato a ridosso dell’inizio della conferenza stampa organizzata dal deputato leghista Furgiuele e promossa da Casapound e altri movimenti di estrema destra. Un appuntamento che il presidente della Camera Lorenzo Fontana aveva provato a bloccare considerandolo inopportuno. Senza successo. La sua richiesta di un passo indietro è stata rispedita al mittente. Ci hanno allora pensato le opposizioni.
L’occupazione della sala stampa da parte dell’opposizione
Tricolore al collo, Costituzione alla mano e intonando Bella Ciao, una trentina di esponenti dei partiti di minoranza ha occupato la sala stampa di Montecitorio al grido “fuori i fascisti dalla casa della democrazia”. Quello che ne è seguito è stato un caos se possibile addirittura peggiore. Riunitosi fuori dalla Camera, alcuni rappresentanti del comitato Remigrazione e Riconquista hanno intonato l’Inno di Mameli e bollato come mafiosi i deputati dell’opposizione che hanno impedito la conferenza stampa. Ciliegina sulla torta, l’accesso alla Camera ai visitatori ospiti dei deputati è stato sospeso “per motivi di ordine pubblico” dopo che Furgiuele ha provato a far rientrare alcuni degli organizzatori della conferenza stampa da un ingresso secondario. I protagonisti dell’improvvisata battaglia partigiana, un po’ meno nobile delle lotte – quelle serie – che portarono alla caduta della dittatura fascista, cantano ancora una volta vittoria.
Le reazioni allo stop della conferenza sulla remigrazione
Sul versante opposto la Lega insorge contro quanti hanno impedito in modo antidemocratico lo svolgimento di un’iniziativa promossa da un deputato. Interviene anche Salvini, ritenendo che impedire “un incontro pubblico di qualcuno che legalmente ne ha fatto richiesta, non sia democratico, non sia civile, non sia tollerabile”. C’è chi si appella alla libertà di parola e chi come Vannacci sostiene che quanto accaduto segni la “morte della democrazia”. Il generale chiama in causa addirittura il Capo dello Stato augurandosi un suo intervento. L’opposizione, invece, canta vittoria e rivendica il risultato ottenuto in una giornata di ordinaria e disordinata follia. Si è impedito agli esponenti di un partito che si rifà al fascismo di tenere un’iniziativa alla Camera. Peccato che il simbolo di quel partito sia stato presente anche sulle schede elettorali. Qualcosa non torna.
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