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Attualità

Disabilità, la strada della riforma verso il 2027 del nuovo welfare

Da marzo un nuovo passo di sperimentazione in 40 province

di Angelo Vitale -

La ministra Alessandra Locateli


Dal primo marzo la sperimentazione della riforma della disabilità in 40 province per un nuovo welfare ma la vera notizia non sta nella geografia. In gioco, un modo diverso di guardare alla disabilità, per superare un sistema frammentato e spesso logorante per famiglie e persone.

La strada della riforma della disabilità

Il cuore della riforma, una valutazione unica e un progetto di vita personalizzato che tiene insieme salute, autonomia, scuola, lavoro e relazioni sociali. La fase di test sui territori, per capire se questo modello regge alla prova della realtà quotidiana. Proprio lì, tra uffici, servizi e tempi di risposta, si misurerà il successo o il fallimento della svolta.

Nella riforma, una valutazione multidimensionale della disabilità per ciascuna persona, con l’impegno del governo ad arrivare al primo gennaio 2027 garantendo formazione e preparazione degli operatori coinvolti.

Prima, c’erano invalidità civile, legge 104 e inclusione lavorativa gestiti separatamente, ora una procedura unitaria di valutazione di base affidata all’Inps. in un solo iter, dati sanitari, socio-economici e funzionali della persona, con lo scopo di costruire misure di sostegno su misura che considerano abilità, bisogni e contesto sociale. Le prime sperimentazioni erano partite in nove province tra cui Brescia, Firenze, Salerno e Trieste e poi a Palermo, Genova, Lecce, Matera e Vicenza.

Locatelli: “Una milestone importante”

Per la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ora, “un’opportunità per arrivare preparati” quando la riforma sarà attiva su tutto il territorio nazionale. Una “milestone importante per la sesta rata del Pnrr”.

L’elemento più innovativo della riforma, il Progetto di vita personalizzato e partecipato, puntando a un nuovo welfare. Non è una mera etichetta, ma il tentativo di connettere interventi sanitari, educativi, sociali e lavorativi per creare percorsi individualizzati di inclusione. Indispensabile un coordinamento forte tra Inps, Asl, enti locali e terzo settore per garantire che la valutazione multidimensionale non resti un mero esercizio burocratico ma si traduca in servizi efficaci.

La prova sui territori

Con l’estensione di marzo, province di grandi aree urbane e centri metropolitani entrano nel percorso, testando il nuovo sistema su una popolazione molto più ampia e diversificata. Un passaggio considerato fondamentale per validare strumenti, procedure e formazione prima della piena attivazione nazionale.

Dalle associazioni di tutela dei diritti delle persone, l’interesse perl’ampliamento della sperimentazione ma pure il richiamo a criticità emerse nei territori dove il modello è già in prova. Per esempio a Brescia, dove il passaggio a una valutazione integrata ha evidenziato la necessità di maggiore coordinamento operativo tra servizi e una formazione specialistica più capillare.

Verso il 2027: dall’innovazione alla prassi quotidiana. Il rischio di ogni grande riforma, che le intenzioni restino sulla carta. La sperimentazione in sempre più province serve proprio a mettere alla prova la macchina organizzativa, verificare che i tempi di risposta siano più rapidi di quelli del passato e che i cittadini percepiscano un reale miglioramento nell’accesso ai servizi e nelle opportunità di inclusione. L’obiettivo dichiarato da Locatelli è chiaro. Dare concretezza a un sistema oggi visto da molti come incompleto e lento. Per trasformare la norma in una pratica quotidiana di welfare, dignità e partecipazione sociale.


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