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Cultura & Spettacolo

A Palazzo Chigi, i cinquant’anni delle radio libere

L'incontro tra il capo ufficio della presidenza del consiglio Alfano e l'associazione Giornalisti 2.0

di Paolo Diacono -


Cinquant’anni di libertà, radio libere e pluralismo: a Palazzo Chigi si è tenuto l’incontro oggi tra una delegazione di Giornalisti 2.0 e il capo dell’ufficio stampa della presidenza del consiglio, Fabrizio Alfano. Al centro dell’appuntamento le iniziative che l’associazione ha in mente di concretizzare per celebrare il 50esimo anniversario dalla storica sentenza della Corte Costituzionale, la 202 del 28 luglio del 1976, che liberalizzò l’etere e diede il via alla grande epopea delle radio libere prima e delle tv private poi.

Cinquant’anni di radio libere e pluralismo

L’iniziativa ha riscosso il plauso e l’apprezzamento della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, che proprio tramite Alfano ha voluto salutare i giornalisti. Che, a loro volta, hanno omaggiato la presidenza del consiglio dei ministri di un calendario intitolato “Radio libere: 50 anni di pluralismo, linguaggi e comunità” pensato come omaggio alla stagione pionieristica dell’emittenza privata e come strumento di lavoro e riflessione per giornalisti, comunicatori e operatori del settore.

Le mille voci del pluralismo

Il presidente di Giornalisti 2.0 Maurizio Pizzuti ha affermato: “Le radio libere hanno allargato il perimetro dei diritti, dando voce a territori, periferie e comunità che fino ad allora restavano ai margini del racconto pubblico”. Quindi ha ribadito le ragioni dell’impegno: “Oggi, cinquant’anni dopo quella sentenza, auspichiamo che lo stesso spirito di libertà, pluralismo e responsabilità ispiri una nuova stagione dell’informazione, in ogni piattaforma, dall’etere al digitale”.

Modernità e innovazione

Pizzuto ha inoltre rimarcato come il percorso delle radio private e delle emittenti locali abbia contribuito in modo decisivo a modernizzare il sistema informativo italiano, favorendo innovazione nei linguaggi, sperimentazione nei format e un rapporto più diretto tra redazioni e cittadini. “Il nostro impegno – ha aggiunto – è mettere al centro le persone che fanno informazione cronisti, redattori, collaboratori, free lance, uffici stampa, che ogni giorno garantiscono il diritto dei cittadini a essere informati”.


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