Un Sì trasversale al referendum
Una giustizia migliore, un giudice effettivamente terzo e una magistratura libera dalla politica. E’ questo il risultato finale della riforma sulla separazione delle carriere secondo il presidente dell’Unione delle Camere penali e del Comitato referendario Camere Penali per il Sì, Francesco Petrelli. Concetti snocciolati nel corso di un confronto pubblico dal titolo “La trasversalità del Sì” organizzato dai penalisti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. E proprio sulla trasversalità politica del voto referendario per il Sì ha molto insistito Petrelli nell’enfatizzare come il sostegno alla riforma serva a tutti i cittadini e non solo a una parte della società o della politica. Insomma, un appello – l’ennesimo – a non politicizzare un referendum che nulla ha a che vedere con il normale e fisiologico confronto politico.
No a un voto sul governo
Linea condivisa totalmente dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che, intervenendo all’iniziativa, si è detto rammaricato del rischio che la consultazione popolare possa “diventare per ragioni di astio politico come una sorta di governo Sì o No, Meloni Sì o No, Parlamento Sì o No e si trasformi da un referendum sui contenuti a un referendum sul governo e il Parlamento”. Oltre che un pericolo, questo sarebbe un errore. Reso tanto più grossolano dalla circostanza per la quale, comunque andrà il referendum, non ci sarà nessun effetto sul governo. Neanche se la riforma finisse per essere bocciata. Il Guardasigilli lo dice senza mezzi termini, richiamando il più celebre dei precedenti: “Si illudono di poter pensare che una vittoria del no possa gli avere effetti che ebbe con il referendum di Renzi”.
Confrontarsi sui contenuti
Effetti che, però, all’epoca furono provocati proprio dalla strategia suicida dell’allora Presidente del Consiglio che personalizzò il referendum al punto da consegnarsi mani e piedi ai suoi avversari. Questa volta non sarà così in nessun caso. Tanto vale è l’invito – non nuovo – confrontarsi sul contenuto della riforma, così che i cittadini possano esprimere un voto consapevole. Proprio per questo, l’invito dell’Unione delle Camere Penali a partecipare al dibattito è stato rivolto, oltre a chi ha materialmente redatto il testo della legge costituzionale, a esponenti della magistratura, dell’avvocatura e del mondo accademico. Anche perché il percorso della riforma non si esaurirà con il voto del 22 e del 23 marzo. In caso di successo al referendum bisognerà procedere alla definizione di tutte le norme attuative.
La riforma della separazione delle carriere non si esaurisce con il referendum
Almeno su queste il ministro Nordio auspica la più ampia condivisione possibile. Innanzitutto da parte della magistratura. Una speranza che rischia di rimanere tale. Almeno a guardare all’atteggiamento tenuto finora dall’Anm e da tutte quelle toghe che si sono schierate contro la riforma in modo drastico. Su questo specifico aspetto, il Guardasigilli ha detto che “non è accettabile che dalla magistratura arrivino apocalittiche considerazioni” che, al massino, sono proprie del confronto politico ma che non dovrebbero inquinare quello istituzionale. “La magistratura è lacrime e sangue. Ha nelle mani la vita e l’onore degli individui. Non può scendere ai livelli polemici dove può scendere un parlamentare per ragioni tutte sue”, ha ammonito Nordio.
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