Milano-Cortina 2026: l’Italia apre i Giochi e parla al mondo
La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026
Il filo conduttore è stato quello dell’“armonia”, declinata come dialogo tra territori diversi ma complementari: la Milano metropolitana e internazionale e la Cortina iconica e intramontabile. Venerdì sera San Siro ha ospitato molto più di una cerimonia sportiva: ha acceso una città e una Nazione intera nel segno di una visione condivisa. Milano-Cortina 2026 si è presentata come un’Italia capace di raccontarsi al mondo attraverso le proprie eccellenze, un Paese che unisce territorio, cultura e valori olimpici in un abbraccio simbolico che va oltre lo sport.
La notte di apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali ha inaugurato un racconto collettivo, la prima Olimpiade “diffusa” della storia: di fronte a uno stadio al gran completo e a quasi due miliardi di telespettatori in tutto il mondo, l’evento ha preso forma in maniera policentrica, con richiami alle altre sedi olimpiche e con l’accensione di due bracieri, uno nel capoluogo lombardo e uno nella conca ampezzana, a sottolineare la dimensione condivisa dei Giochi. Il Meazza si è trasformato per una sera in un palcoscenico a cielo aperto.
Arte, musica e protagonisti istituzionali
La cerimonia si è aperta con un tributo all’arte italiana – un balletto ispirato all’Amore e Psiche di Canova – e con la performance dell’attrice Matilde De Angelis, che ha guidato un medley dei grandi della musica classica italiana, da Verdi a Vivaldi, con incursioni nel pop della Carrà. Momento internazionale affidato a Mariah Carey, che ha intonato “Nel blu dipinto di blu” di Modugno e “Nothing Is Impossible”: una scelta pensata per parlare a un pubblico globale, anche se l’effetto complessivo è apparso meno memorabile di quanto ci si potesse attendere. Riuscito il video dell’arrivo a Milano, su un tram storico guidato dall’ex campione di MotoGP Valentino Rossi, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sugli spalti, insieme al Capo dello Stato, la premier Giorgia Meloni e gli altri rappresentanti istituzionali nazionali e internazionali, a ricordare come lo sport possa farsi messaggero di pace e cooperazione.
Gli atleti, i momenti simbolici e il gran finale
E ancora: la bandiera italiana portata dalla top model Vittoria Ceretti, eterea in un semplice abito bianco; l’Inno di Mameli cantato da Laura Pausini; Pierfrancesco Favino che ha letto “L’Infinito” di Leopardi. Finalmente la scena è passata ai veri protagonisti dei Giochi: gli atleti che hanno sfilato anche da Cortina, Livigno e Predazzo. Giovani, sorridenti, carichi di adrenalina: una gioia vederli. Visibilmente emozionato Giovanni Malagò, artefice dell’assegnazione dei Winter Games a Milano e Cortina, ha preso la parola seguito dalla presidente del CIO Kirsty Coventry. Poi lo spettacolo continua tra luci e ombre.
Alcune certezze: il “Nessun dorma” di Andrea Bocelli, che ha accompagnato l’ingresso nello stadio dei due tedofori; l’inno olimpico eseguito dal mezzosoprano Cecilia Bartoli e la bellezza della statuaria Charlize Theron, alla quale è stato affidato un messaggio di pace ispirato a Nelson Mandela. Meno incisivi altri passaggi, che hanno faticato a trovare una vera necessità narrativa, tra cui i versi decantati dal rapper italo tunisino Ghali, grande sostenitore pro pal, che a poche ore dall’inizio della cerimonia non ha mancato di fare una sterile polemichetta. Gran finale con l’uscita della Fiamma da San Siro, che conclude il protocollo e apre simbolicamente il cammino dei Giochi oltre lo spazio della cerimonia.
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