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Attualità

Perché il calo della produzione industriale non sorprende nessuno

La crisi non è italiana ma sistemica e l'Europa c'entra fin troppo

di Pietro Pertosa -


Non sorprende più di tanto che, per il terzo anno di fila, il dato del calo della produzione industriale italiana sia in discesa. E ciò perché, semplicemente, i problemi sono fin troppo noti. E riassumibili (quasi) tutti in una sola parola. Anzi in tre: guerra in Ucraina. Da quando è iniziata, il prezzo dell’energia s’è impennato causando un aggravio dei costi della materia prima per eccellenza. Che, a ricasco, ha aumentato il valore di tutte le altre materie prime. L’inflazione (ma non ditelo a quelli della Bce) è sorta per questa ragione. E tentare di domarla somministrando all’Ue una dose massiccia di politica monetaria rigida ha finito per sclerotizzare, non risolvere, il problema.

Perché è in calo la produzione industriale italiana

La Germania ha cominciato a tremare, vedendo lo spettro della recessione. Hanno tremato le supply chain e quelle che hanno capo in terra tedesca hanno solidi anelli in Italia. Un po’ la teoria del battito d’ali a Francoforte che rischia di causare uno tsunami in Brianza. I numeri Istat fotografano una discesa dello 0,2%. Ed è ancora poco, considerando queste premesse. A cui ne va aggiunta un’altra. L’ossessione euroburocratica per il green. Che ha contribuito a tagliare le gambe proprio alle industrie Ue. Lo ha detto Orsini, più volte. Lo ha ribadito herr Markus Kamieth, Ceo del gigante della chimica tedesca Basf. Secondo cui Bruxelles è l’unica entità sovrastatale o statale al mondo che imponga un gap concorrenziale alle sue stesse imprese con la storia delle emissioni. Insomma, basterebbe poco per cambiare tutto. Ma quel poco, nell’Ue del compromesso verde, sarebbe già una rivoluzione.


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