Ankara ritiene pericolosa l'insistenza di Washington nel voler affrontare insieme tutte le questioni
L’incontro di quasi tre ore alla Casa Bianca tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, non ha scongiurato definitivamente il pericolo di un’escalation militare tra Stati Uniti e Iran. Pur avendo ribadito in un post sui social di preferire un accordo con Teheran, il tycoon non vuole farsi trovare impreparato nel caso in cui la situazione dovesse precipitare.
I preparativi degli Stati Uniti non si fermano
Il Pentagono ha chiesto a una seconda portaerei statunitense di prepararsi a salpare verso il Medio Oriente. Lo riporta il Wall Street Journal, citando tre funzionari americani. Una delle fonti ha rivelato che l’ordine di dispiegamento potrebbe arrivare “nel giro di poche ore”, anche se Trump non avrebbe ancora dato l’autorizzazione definitiva e i piani potrebbero subire variazioni. L’imbarcazione si aggiungerebbe alla Uss Abraham Lincoln, già operativa nell’area. Tra le unità che potrebbero essere inviate c’è la Uss George H.W. Bush, attualmente impegnata in esercitazioni al largo della Virginia, che può imbarcare e far decollare gli F-35 per le missioni di attacco.
La posizione di Israele
Il primo ministro israeliano Netanyahu, ha dichiarato che “potrebbe essere possibile raggiungere un buon accordo” con gli iraniani, ma ha ribadito che qualsiasi intesa dovrà includere limitazioni al programma di missili balistici e alla rete di milizie vicine nella regione.
L’Amministrazione Trump avrebbe inviato segretamente in Iran circa 6mila terminali satellitari Starlink dopo la repressione delle proteste antigovernative, durante le quali avrebbero perso la vita migliaia di persone. Il Wall Street Journal ha rivelato che l’operazione sarebbe stata realizzata con l’obiettivo di consentire ad attivisti e dissidenti di mantenere l’accesso a internet nonostante i blackout imposti dalle autorità.
La Turchia sui negoziati tra Usa e Iran
Stati Uniti e Iran “sembrano pronti a compromessi” per arrivare a un “accordo sul nucleare” iraniano e “Washington è pronta a essere flessibile sulla richiesta fondamentale di stop da parte dell’Iran a tutte le attività di arricchimento dell’uranio” mentre “Teheran vuole davvero arrivare a un accordo reale” e “penso accetterà restrizioni sui livelli di arricchimento e un regime rigoroso di ispezioni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan al Financial Times. Le sue parole sono state rilanciate dall’agenzia turca Anadolu. Per il capo della diplomazia di Ankara, il fatto che “gli americani sembrino disposti a tollerare l’arricchimento dell’uranio iraniano entro certi limiti stabiliti chiaramente” è “uno sviluppo positivo”.
I timori di Fidan
Fidan teme però che “l’assenza di progressi sul dossier nucleare se gli Usa insisteranno nell’affrontare insieme tutte le questioni”, ovvero il programma missilistico iraniano e il sostegno che la Repubblica islamica è accusata di fornire a gruppi armati nella regione. Il risultato di un approccio di questo tipo potrebbe essere “una nuova guerra nella regione”.
L’Idf chiama a raccolta i dissidenti iraniani
Il portavoce persiano delle Forze di Difesa israeliane ha chiesto ai cittadini iraniani di contattarlo tramite il suo account X per chiedere collaborazione. “Chiediamo ai cittadini iraniani patriottici di seguire i nostri canali di comunicazione ufficiali e di contattarci per qualsiasi tipo di collaborazione”, si legge nella comunicazione.
L’Idf è investita da forti polemiche in Israele per le condotte di diversi riservisti e un civile accusati di aver utilizzato informazioni privilegiate dell’esercito per piazzare scommesse sulla piattaforma Polymarket in merito a operazioni militari. “Si tratta di un grave fallimento morale e di un chiaro superamento di una linea rossa – ha commentato il portavoce dell’esercito israeliano – in contrasto con i valori delle Idf e con quanto ci si aspetta dai suoi militari. Chiariamo che, secondo i risultati dell’indagine, nell’incidente in questione non sono stati causati danni operativi”.
Ancora una defezione per il Board of Peace
La Russia ha fatto sapere che non invierà suoi rappresentanti alla prima riunione del Board of Peace attesa a Washington il prossimo 19 febbraio. “La Russia non parteciperà all’incontro del Board of Peace”, ha spiegato la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova. La portavoce ha parlato del lavoro che si sta facendo per “formulare la posizione” di Mosca.