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Editoriale

Referendum show: Gratteri insulta gli elettori e il Pd scivola sul ghiaccio olimpico

di Laura Tecce -


Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che decide di trasformare il referendum sulla magistratura in un’arena morale non ce lo meritavamo. “Le persone perbene voteranno No, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere voteranno Si”: questa non è un’opinione, è un insulto. Parole gravissime, pronunciate da chi dovrebbe rappresentare la magistratura in maniera imparziale, e invece sceglie di criminalizzare preventivamente milioni di cittadini italiani.

Semplicemente indecente e, paradossalmente, la miglior pubblicità per chi chiede un giudice davvero terzo e indipendente: perché se l’accusa si arroga il diritto di etichettare, la riforma diventa urgente, non facoltativa. Gratteri alza il livello e il Pd prova a seguire la stessa strategia, con risultati imbarazzanti: in affanno da like e in carestia di argomenti, decide di giocarsi la carta olimpica trasformando i medagliati Amos Mosaner e Stefania Constantini – a loro insaputa – in testimonial del “No”. Un colpo da curling spacciato per colpo al quesito referendario.

Peccato che il presidente del Coni Buonfiglio – giustamente – si sia detto sbalordito e che Mosaner abbia chiesto la rimozione immediata: lasciate in pace lo sport e i suoi valori. Il Nazareno cancella il post e prova a minimizzare. Malinteso, dice. Certo, come no. Un malinteso che costringe a cancellare immagini protette dai diritti olimpici e provoca una figuraccia globale, l’ennesima figuraccia social: se mancano gli argomenti, si prendono in prestito le medaglie.

Prossimo step: usare il VAR per annullare il voto degli avversari, visto che lo spauracchio del fascismo è già stato agitato e testimonial più o meno autorevoli – da Alessandro Gassman a Marisa Laurito – già stati arruolati. Un consiglio non richiesto: continuate pure a coinvolgere attori cantanti, nani e ballerine ma lasciate stare gli atleti e soprattutto lasciate stare gli elettori. Convincerli è più difficile, ma resta l’unico modo civile e democratico.


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