L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Fabiana Romano presidente e fondatrice di Dominae

di Marco Montini -


Fabiana Romano è presidente e fondatrice di Dominae, associazione delle Donne del Made in Italy del Mondo. Con lei abbiamo parlato di impresa femminile in Italia, di talento in rosa e delle possibilità di accesso nel mondo occupazionale ed economico.  

Per chi non ne ha mai sentito parlare: che cos’è “Dominae”, perché nasce e a chi si rivolge concretamente? 

“Dominae è la prima rete strategica e think-tank operativo dedicato alle donne che incarnano, producono e rappresentano l’eccellenza del vero Made in Italy nel mondo. Siamo un hub che nasce da una constatazione tanto semplice quanto drammatica: l’Italia vanta un patrimonio di talento femminile straordinario, diffuso in tutti i settori che compongono il brand Italia, ma questo potenziale rimane largamente frammentato, sottorappresentato e, di conseguenza, sottoutilizzato a livello sistemico. L’obiettivo di Dominae è dimostrare alle donne che fare impresa di eccellenza in Italia non è un percorso da eroine solitarie, è passare dalla frammentazione alla regia, dall’isolamento alla comunità d’interesse, per esercitare un soft power organizzato in grado di influenzare le politiche, aprire mercati, contrastare l’Italian Sounding e ridefinire la narrazione del nostro paese a livello globale”.

Lei è l’ideatrice e fondatrice di Dominae: che percorso personale e professionale l’ha portata a sentire questa esigenza e a trasformarla in un progetto strutturato? 

“Ho vissuto e lavorato per molti anni all’estero, in paesi diversi tra di loro, e ho potuto osservare l’Italia con gli occhi con cui ci vedono gli altri. Quello che ho visto è stata, da un lato, la forza ineguagliabile della nostra autenticità, qualità e creatività; dall’altro, la difficoltà, per le realtà guidate da donne, di accedere a quei circuiti, quelle conoscenze e quel “potere contrattuale” necessario per scalare valore e competere su scala globale.

Mi sono detta che mancava un ecosistema di supporto paragonabile a quello informale, ma potentissimo, a cui hanno accesso molti colleghi uomini: l’old boys’ network che funziona per affinità, scambio, accesso a capitale e informazioni privilegiate. Così ho deciso di unire la mia esperienza di donna alla passione per il Made in Italy di cui parlavo quando ancora non andava di moda. Nel 2008 ho lanciato il primo master sul made in Italy con l’università del Minnesota e nel 2011 ho voluto costruire un ponte tra Italia e USA con Passione I.T.A.L.I.A. (Mondadori). Dominate nasce da una lunga fase di ascolto e confronto con decine di potenziali socie in Italia e nel mondo. Ne è emersa chiaramente la necessità di un soggetto che andasse oltre l’evento di networking, importante ma un po’ fine a se stesso, per diventare una piattaforma permanente di intelligence e azione”.

I dati raccontano imprese femminili diffuse ma fragili: piccole dimensioni, scarso accesso al credito, poca formazione manageriale. Qual è, secondo lei, il principale ostacolo che oggi impedisce al talento femminile di diventare leadership economica? 

“Più che di un unico ostacolo parlerei del circolo vizioso della sottovalutazione. Parte da un bias culturale che ancora fatica a riconoscere alle donne la stessa autorevolezza, ambizione e affidabilità finanziaria riconosciute agli uomini. Ci ha fatto caso che ad una donna in gamba si dice che “ha gli attributi”? Questo si traduce in ostacoli pratici e si autoalimenta. Il dato sull’accesso al credito è il termometro più chiaro di questo fenomeno.

Sono i report delle stesse istituzioni finanziarie a dirci che le imprenditrici partono svantaggiate. Le banche le percepiscono come più rischiose perché spesso operano in settori non tradizionali o perché le loro imprese sono più piccole, ma spesso sono piccole proprio per la difficoltà di finanziare la crescita. Con meno capitale, faticano a innovare, a investire in marketing e ad assumere, rimanendo quindi piccole. La piccola dimensione le rende meno visibili ai buyer internazionali e più fragili agli shock, confermando, non sempre ma spesso, lo stereotipo iniziale.

A questo si aggiunge spesso il carico della cura familiare. Il risultato è un talento che stenta a trasformarsi in leadership economica perché viene negato l’ossigeno principale: la fiducia, tradotta in capitale finanziario, in reti influenti e tempo per pensare in grande. È un problema sistemico che richiede una risposta sistemica: agire contemporaneamente su cultura, accesso agli strumenti finanziari, formazione e sulla creazione di una rete di supporto credibile”.

Il calo delle imprenditrici under 35 è uno dei temi più preoccupanti. Cosa sta scoraggiando le giovani donne e quali strumenti concreti Dominae mette in campo per favorire il ricambio generazionale? 

“Le giovani sono scoraggiate da un mix di fattori e la scelta imprenditoriale è percepita come ad altissimo rischio e bassa gratificazione. In primis, la mancanza di modelli raggiungibili. I media raccontano solo eccezioni iper-celebri, ma per una giovane è difficile immaginarsi in quei ruoli. C’è poi l’assenza di un sostegno concreto nella fase di startup e scale-up, in un paese dove il venture capital è scarso. Terzo, la persistenza di un contesto sociale e culturale che rende estremamente difficile conciliare i tempi dell’imprenditoria con il desiderio di una vita personale e familiare, in assenza di welfare adeguato e di un reale coinvolgimento maschile nella cura.

Dominae nasce con una sezione Under25 al suo interno per supportare e favorire il ricambio generazionale. Come? Innanzitutto, con la modellizzazione ed il mentoring trasversale: il Premio Dominae non premia solo chi è già affermata, ha categorie dedicate all’innovazione e alle emergenti, e le vincitrici diventano modelli tangibili e raggiungibili. Stiamo lavorando a programmi di mentoring per trasmettere non solo competenze tecniche, ma quel saper fare strategico e relazionale che si apprende solo con l’esperienza. Abbiamo un progetto di formazione legato proprio alla gestione delle risorse finanziarie e noi stesse stiamo cercando supporto economico per partire. Inoltre, stiamo preparando masterclass per le giovani socie su temi fondamentali per chi comincia: business plan per investitori, digital storytelling per l’export e negoziazione. Un altro elemento importante è il progetto “Radici & Futuro” che le svelo in anteprima.

È il nostro ponte con le italiane nel mondo. Crediamo che il ricambio generazionale passi anche dall’inclusione delle professioniste e imprenditrici della diaspora italiana per costruire relazioni commerciali e progettuali concrete. Sono donne con formazione internazionale, bilinguismo e reti globali: un patrimonio da valorizzare”.


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