Milano – Cortina: un “frullatore” soap
Al giro di boa temporale, un'unica catena virale: lo sport, sullo sfondo
Le Olimpiadi Milano ‑ Cortina 2026 non più solo sport: sono un vero frullatore soap di gossip, cadute, vomitate e sponsor. Una soap sportiva che mescola medaglie e drammi domestici in un unico flusso virale.
Il frullatore delle Olimpiadi
Anna Danesi, pallavolista immortalata a correre con la torcia e completamente ignorata dalla tragicomica telecronaca di Paolo Petrecca in Rai. Rebecca Passler, riammessa dopo la sospensione per doping. Colpa di un cucchiaino di Nutella. Michela Moioli conquista il bronzo dopo essere finita in ospedale.
Tra gli stranieri, la sciatrice Usa fa dalla corsia il diario delle sue operazioni chirurgiche. Un altro diventa virale per la sua caduta sul giacchio. E un altro vomita dopo essersi esibito in canottiera.
Tutto fa brodo e soldi
Vladyslav Heraskevych, skeletoner ucraino, viene escluso per un casco commemorativo degli atleti caduti in guerra. La neutralità dello sport non lo consente. Però due sciatrici azzurre possono fare il cuoricino in tv ad uno dei formaggi nazionali. E’ lo sponsor, bellezza.
Francesca Lollobrigida, che parla di “zia Gina” in ogni occasione, diventa “zia” di una disciplina di nicchia che schizza a centinaia di migliaia di “appassionati digitali”.
Sport, brand, applausi e polemiche in una catena di frame. L’Italia applaude e commenta, la Bbc viene criticata per raccontare tutto con distacco. Troppo fredda per questa soap che pretende drammi, litigi, cadute, confidenze e vomitate.
Lo sport, format virale
Chi studia da tempo questo fenomeno, parla dello sport diventato da tempo format virale dove la narrazione supera il dato cronometrico. E che, per esempio nel calcio, per le nuove generazioni il “tempo reale” di una partita è troppo lungo e deve essere frammentato in momenti narrativi virali. Perciò il “bacio” di Luciano Spalletti ad una telecronista diventa più importante del posto in classifica della Juve.
Stavolta, tocca a Milano – Cortina. Lo sport reale è solo sfondo. La trama la scrivono i social, gli sponsor, i media alle prese con la sindrome del clickbait e telecronisti da dimenticare. Ormai, non c’è più pericolo che gli italiani si facciano prendere da una crisi di nervi.
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