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“Borseggiatori 2.0”: la paura supera la realtà

Il microfurto con il Pos è possibile ma assai difficile

di Giorgio Brescia -


Negli ultimi giorni, la cronaca ha rilanciato un allarme che fa paura sui cosiddetti “borseggiatori 2.0”, ladri capaci di sottrarre denaro senza contatto diretto, utilizzando piccoli terminali Pos portatili e carte di pagamento contactless.

“Borseggiatori 2.0”

La notizia ha subito catturato l’attenzione, evocando immagini di microfurti invisibili tra la folla. Su tutti, l’ombra di un pericolo che mette a rischio l’utilizzo ormai quotidiano di uno strumento divenuto indispensabile. Ma quanto c’è di reale e quanto di percezione amplificata? Il meccanismo ipotizzato è semplice. Le carte contactless utilizzano tecnologia Nfc e permettono pagamenti senza Pin fino a importi limitati, in Italia generalmente 50 euro per transazione.

In teoria, un malintenzionato potrebbe avvicinare il proprio terminale alla carta custodita in una tasca o borsa e avviare una microtransazione. Tuttavia, il salto dalla teoria alla pratica è più complicato di quanto lascino intendere i titoli sensazionalistici che pure si sono inseguiti nell’informazione sulla carta stampata, in radio e alla tv.

Ogni Pos è registrato e associato a un conto identificabile, le transazioni sono tracciabili e i sistemi antifrode monitorano operazioni anomale. Inoltre, le carte devono trovarsi molto vicine al terminale, e custodie schermate o più carte nello stesso portafoglio possono complicare o rendere impossibile il tentativo.

L’Unione Consumatori fa chiarezza

In questo scenario è intervenuta anche l’Unione Nazionale Consumatori, nell’ambito di un’iniziativa favorita dal Mimit sulla sicurezza dei pagamenti digitali. Significativo il titolo del progetto: “Care – Conosci, scegli, proteggi”. L’associazione ha ammesso il rischio. La tecnologia contactless può essere teoricamente sfruttata, ma non ci troviamo di fronte a un’ondata di furti diffusi.

La comunicazione dell’Unione Consumatori ha assunto così un doppio ruolo: lanciare un monito prudenziale senza generare panico, spiegare la reale portata del rischio e rassicurare il pubblico sulla funzionalità dei sistemi di protezione. Le raccomandazioni includono l’attivazione di notifiche per ogni transazione, il controllo regolare dei movimenti bancari, l’uso di portafogli schermati e l’impostazione di limiti di spesa ridotti, strumenti pratici che coniugano prevenzione e tranquillità.

Un termometro sociale

Intanto, sempre più evidente che il fenomeno dei “borseggiatori 2.0” rappresenta, più che un’emergenza criminale, un termometro culturale della nostra ansia digitale. La rapida diffusione dell’allerta dimostra come la percezione del rischio possa superare la realtà. I media e i social amplificano il sospetto di una vulnerabilità tecnologica che colpisce tutti e sembra inarrestabile, trasformando la paura in una narrazione condivisa. Se pure l’Unione Consumatori è chiamata a intervenire, il messaggio non è solo tecnico ma sociale.

Il cittadino deve sapere che la prudenza è utile, ma la fiducia nei sistemi elettronici resta solida. Il contesto italiano degli ultimi anni ha peraltro visto una trasformazione rapida e profonda dei pagamenti. Non un fenomeno marginale, ma un mutamento strutturale dell’economia quotidiana.

Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il valore complessivo dei pagamenti digitali in Italia ha raggiunto i 481 miliardi di euro, superando per la prima volta quello delle transazioni in contanti. In negozio, già da due anni fa quasi 9 transazioni su 10 avvengono in modalità contactless.

La diffusione dei Pos, un’altra pietra miliare di questa rivoluzione: nel 2024 in Italia ne erano installati oltre 3,3 milioni. Una espansione che ha accompagnato la crescita dei pagamenti senza contatto. Una accelerazione frutto non solo di una spinta normativa o degli incentivi come il cashback, ma di un percorso ormai consolidato.

L’ansia digitale più forte della realtà

Però, l’alfabetizzazione digitale non sempre ha tenuto il passo, e in questo scarto tra tecnologia e comprensione nasce l’ansia che alimenta titoli sensazionalistici. In queste pieghe trovano terreno fertile i timori dei cittadini, in particolare gli anziani, bombardati dai messaggi di allarme. Come se i “borseggiatori 2.0” avessero invaso le nostre strade, anche in assenza di prove statistiche di fenomeni diffusi. Un paradosso della modernità.

Più la tecnologia è sofisticata e sicura, più aumenta la sensibilità collettiva alla vulnerabilità. Perciò gli episodi sporadici di microtruffa o i tentativi di pagamento contactless non autorizzato vengono amplificati, trasformandosi in simboli di un rischio invisibile. Il vero fenomeno, insomma, è la paura digitale.

Il “borseggiatore 2.0” diventa così una figura simbolica, capace di raccontare la nostra relazione con i sistemi di pagamento, il ruolo dei media e il confine tra allerta prudenziale e panico. La sicurezza dei cittadini non dipende solo dagli algoritmi o dai terminali, ma anche dalla capacità di interpretare correttamente l’informazione.

Quando l’allerta è comunicata da istituzioni e associazioni, diventa un’occasione per rafforzare la fiducia e ridurre l’ansia. Più che un titolo da clic facile, il fenomeno diventa un segnale importante per capire come la tecnologia trasformi le nostre percezioni. E come la comunicazione, quando gestita correttamente da associazioni e istituzioni, possa guidare la prudenza senza alimentare il panico.


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