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Politica

Fronte del No in confusione. Evocati scenari apocalittici

di Giuseppe Ariola -


Manca poco che a proposito della riforma della giustizia dal fronte del No al referendum si evochi l’Apocalisse. Con tanto di cavallette pronte a distruggere tutto ciò che incontrano sul proprio cammino. Non solo tribunali e procure, ma l’intero Paese, provocando uno sterminio che “mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini”. Almeno secondo il parere di Enrico Grosso, presidente del comitato per il No che fa capo all’Anm. La catastrofe annunciata dalle sue parole è però motivata da “un attacco senza precedenti” rivolto all’autonomia e all’indipendenza della magistratura. Un elemento fondamentale a tranquillizzarci, perché se è questo il punto per fortuna non c’è possibilità che L’Ottava Piaga d’Egitto si abbatta anche sull’Italia. Non sappiamo quale versione della riforma – certo, ce lo iniziamo a domandare seriamente – abbiano dalle parti del sindacato delle toghe, ma deve essere differente da quella approvato dal Parlamento.

Le controindicazioni del referendum sulla salute

In quella resta, infatti, inalterato il principio secondo cui, testualmente, “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Per sicurezza, prima di tirare un respiro di sollievo rispetto alla prospettiva di vederci saltare in aria o bruciare per autocombustione, da soli o in compagnia, in caso di vittoria del Sì al referendum, abbiamo verificato fosse effettivamente così. La vita degli italiani sembra quindi essere salva. Non ci saranno migliaia di cavallette in avvicinamento man mano che le schede con il Sì saranno tirate fuori dalle urne. Purtroppo, resta però una preoccupazione. Quella sottolineata da Giorgio Mulé secondo la quale “il referendum possa aver avuto un effetto collaterale sulla salute mentale di alcuni esponenti del No”.

Il Sì al referendum sulla giustizia non scatenerà nessuna Apocalisse

Perché a giudicare da certe affermazioni e dalla convinzione con la quale sono sostenute sembra proprio che, come suggerisce ancora il vicepresidente della Camera in quota Forza Italia, “la sola idea di perdere dopo il voto del 22 e 23 marzo, come emerge chiaramente, li sta mandando al manicomio”. Ovviamente, ci auguriamo che anche questa congettura sia sbagliata, fosse solo per quanto appare complicato individuare un luogo adatto a gestire contemporaneamente profeti di sventura, spacciatori di fake news e consumatori abituali di bufale (non le mozzarelle, purtroppo). Senza contare il lungo elenco di quanti nel caso in cui il referendum confermasse la riforma della giustizia cadrebbero in uno stato semi catatonico non potendo più fare il bello e il cattivo all’interno del Csm.


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