Sbarchi in calo, più forte la rotta illegale della Libia
Le milizie locali della Tripolitania - in particolare nei poli di Sabrata e Zuara - hanno professionalizzato il traffico
Lo sbarco di alcuni migranti nel porto di Lampedusa il 14 agosto scorso
Nonostante la cooperazione Italia-Libia, il “rubinetto” dei flussi illegali dei migranti non si chiude, ma si trasforma in una rotta di sistema regolata da attori locali. La Relazione 2026 dell’intelligence italiana svela il volto reale dei flussi dalla Libia: un canale stabilizzato gestito come leva negoziale e arma di pressione geopolitica.
La rotta che collega le coste della Libia occidentale all’Italia non è più soggetta a picchi improvvisi e imprevedibili, ma si è assestata su un modello di “instabilità controllata”.
La “regia” della Tripolitania e il paradosso dei numeri
I dati incrociati di Viminale e Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) descrivono un panorama in cui il calo degli sbarchi complessivi — circa 66 mila arrivi nell’ultimo anno — non coincide con una chiusura delle rotte, ma con una loro gestione chirurgica.
Se da un lato oltre 27mila migranti sono stati intercettati e riportati a terra dalle autorità libiche, dall’altro la relazione dell’Intelligence evidenzia come le milizie locali della Tripolitania (in particolare nei poli di Sabrata e Zuara) abbiano professionalizzato il traffico.
Un “rubinetto” geopolitico
Il flusso è diventato un “rubinetto” geopolitico: le partenze vengono modulate in base alla forza dei legami tra i poteri locali di Tripoli e gli attori internazionali. Non si è più di fronte a partenze disorganizzate, ma a un sistema dove la mobilità umana è una moneta di scambio per ottenere legittimazione politica e risorse finanziarie.
L’analisi dell’Intelligence: minacce ibride e presenza straniera
Il passaggio più critico della Relazione 2026 dell’Intelligence riguarda la natura della minaccia. I Servizi Segreti avvertono: la stabilizzazione dei flussi dalla Libia occidentale è minacciata dalla presenza di attori stranieri e mercenari (ex Wagner/Africa Corps) nel quadrante della Cirenaica.
Questa presenza non è solo militare, ma “ibrida”. La capacità di Mosca e di altri attori regionali di esercitare pressione sul fianco sud dell’Europa significa poter riaprire o deviare le rotte migratorie in qualsiasi momento.
La stabilità di cui godiamo oggi è, dunque, fragile e dipendente da equilibri che sfuggono al controllo dei soli accordi bilaterali Italia-Libia.
La realtà sotterranea
Nei report di Open Migration e Human Rights Watch, il lato oscuro di questa “stabilizzazione”. Un numero di chi sbarca prevedibile, drammatiche le condizioni di chi resta “congelato” in Libia.
La stabilità si paga con la detenzione arbitraria in centri definiti dalle Nazioni Unite “non sicuri”. I dati OIM aggiornati a marzo 2026 parlano di oltre 900mila migranti censiti in Libia. Una massa enorme che le milizie possono decidere di trattenere o “lanciare” verso il mare a seconda della convenienza del momento.
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