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Arresto boss Gennaro Panzuto: terremoto TikTok

Il killer pentito della camorra deve scontare un residuo di pena

di Giorgio Brescia -

(Fonte: YouTube)


L’arresto di Gennaro Panzuto, avvenuto oggi a Frosinone, segna la fine (o una brusca sosta) della parabola di uno dei personaggi più controversi del web italiano.

Chi è Gennaro Panzuto

Panzuto non è un nome inventato per gli algoritmi. Età 51 anni, nato e cresciuto nel quartiere Torretta di Chiaia a Napoli, è stato per anni ai vertici del clan Piccirillo e un killer di fiducia della potente Alleanza di Secondigliano.

La sua caratura criminale, certificata da anni di indagini e da una latitanza terminata in Inghilterra nel 2007. Dopo aver scelto di collaborare con la giustizia, Panzuto era rientrato nel mondo civile. Negli ultimi anni aveva trovato una nuova, discussa ribalta su TikTok.

Il “terremoto” su TikTok

Sui social, dove vantava oltre 170mila follower, Panzuto aveva costruito una narrazione ambivalente. Da un lato utilizzava la piattaforma per lanciare messaggi anti-camorra, invitando i giovani a non commettere i suoi stessi errori. E partecipava persino a incontri nelle scuole e a podcast di sensibilizzazione.

Dall’altro, il suo stile comunicativo rimaneva intriso di quel linguaggio gergale e di quegli atteggiamenti di sfida tipici del mondo da cui dichiarava di essersi allontanato. Spesso ingaggiava accese discussioni in diretta con chi lo accusava o lo minacciava, trasformando il suo profilo in un campo di battaglia digitale tra “pentimento” e “ostentazione” del proprio carisma criminale passato.

Il ritorno in carcere

Il motivo del ritorno in carcere non è legato a nuovi reati commessi in diretta streaming, ma a un debito residuo con la giustizia. La Squadra Mobile di Napoli lo ha rintracciato nel Lazio per dare esecuzione a un ordine di carcerazione per una condanna definitiva. Deve scontare 8 anni e 6 mesi di reclusione per traffico di sostanze stupefacenti. Sebbene avesse cambiato vita e si fosse trasferito lontano da Napoli, i reati commessi durante la sua ascesa malavitosa lo hanno infine raggiunto.

Il “dibattito”

Per i consumatori di contenuti social, il caso Panzuto rappresenta un paradosso moderno. È la dimostrazione di come il confine tra riabilitazione pubblica e fascinazione del male sia estremamente sottile. La sua presenza online ha sollevato spesso dubbi sulla reale efficacia dei messaggi educativi veicolati da chi ha ancora conti aperti con lo Stato. Mentre il suo profilo si spegne (temporaneamente?) dietro le sbarre, resta aperto il dibattito su quanto spazio debba essere concesso sul web e sui social a ex criminali che trasformano il proprio passato in un brand, seppur a fini dichiaratamente etici.

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