Senatore De Priamo: “Adottare un approccio antropocentrico, per mantenere la persona al centro della rivoluzione tecnologica trainata dall’Ai”
Una mattinata di lavori per mettere a confronto Istituzioni, autorità di garanzia e associazioni dei consumatori sulla tematica che attraversa l’intera trasformazione digitale su come tenere insieme la spinta dell’innovazione e la tutela dei diritti delle persone. È stato questo l’orizzonte del convegno “Dati, reti, tecnologie, fra regole e innovazione”, che si è svolto ieri, martedì 9 giugno 2026, presso la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”.
L’iniziativa è nata su impulso del senatore Andrea De Priamo, presidente della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, a cui è spettata l’introduzione dei lavori.
Eletto alla guida della Commissione nel maggio scorso, il parlamentare di Fratelli d’Italia ha aperto la mattinata intrecciando le competenze dell’organismo che presiede – dalle regole sul funzionamento dello Stato all’organizzazione della pubblica amministrazione – con i temi della rete e del trattamento dei dati.
L’intervento di De Priamo: “la persona al centro della rivoluzione tecnologica”
Nel suo intervento il senatore ha collocato la riflessione su un orizzonte ampio, richiamando l’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV come punto di riferimento ormai imprescindibile per chi ragiona sul digitale e ricordando l’attenzione del Governo italiano a un approccio etico all’intelligenza artificiale, fino al coinvolgimento di Papa Francesco al tavolo dedicato durante il G7 di Borgo Egnazia.
“La tecnologia e il potere hanno il medesimo fine: servire l’uomo”, ha osservato, avvertendo che la degenerazione comincia quando diventano fini a sé stessi.
De Priamo ha descritto l’intelligenza artificiale come la leva di una nuova rivoluzione industriale, paragonabile alla macchina a vapore o all’elettricità, alimentata da una mole di elementi senza precedenti: “I dati sono il nuovo petrolio”.
Pur ricordando che se ne parla da quasi settanta anni – dall’articolo di Alan Turing del 1950 al convegno di Dartmouth del 1956 – ha sottolineato come solo di recente la disponibilità di dati ne abbia rivelato le potenzialità.
Da qui la domanda che ha attraversato il suo discorso: “può la tartaruga del diritto stare dietro alla lepre del progresso tecnologico?”.
Il senatore ha individuato nel Gdpr la pietra miliare del diritto digitale e ha rivendicato la specificità europea, fondata sulla centralità della persona. Ha difeso l’Ai Act come “un atto di civiltà giuridica”, al netto dei suoi eccessi regolatori, e ha ricordato la legge 132 del 2025, con cui l’Italia è stata la prima in Europa a renderlo operativo. Citando Luciano Floridi, ha concluso che alla legge – il nomos – deve affiancarsi la paideia, ovvero la formazione e la consapevolezza civica, in un approccio “antropocentrico” che faccia della persona sempre un fine e mai un mezzo.
Un parterre di autorità e garanti
Tra i relatori hanno preso la parola Massimiliano Capitanio, commissario dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e Luigi Montuori, segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali. Due voci che presidiano altrettanti fronti: da un lato il governo delle reti e dei servizi di comunicazione, dall’altro la difesa della riservatezza e il rispetto delle norme europee sul trattamento delle informazioni personali.
La tavola rotonda tra privacy e telemarketing
Il cuore del confronto è stato affidato ad una tavola rotonda che ha riunito realtà associative e organismi di monitoraggio dei codici di condotta sulla privacy.
Sono intervenuti Sergio Aracu, segretario generale dell’organismo di monitoraggio del codice di condotta sul telemarketing, e Giovanni Maria Riccio, presidente dell’organismo per il codice di condotta privacy Sic. Al tavolo anche Gianluca Di Ascenzo, presidente del Codacons, e Riccardo Giannetti, presidente e fondatore dell’Osservatorio 679.
Hanno completato il quadro Marco Trombadore, del direttivo nazionale di Asso Dpo, e Fabrizio Vigo, presidente dell’organismo di monitoraggio del codice di condotta sulle informazioni commerciali. A moderare è stata Raffaella Grisafi, presidente dell’Osservatorio Imprese e Consumatori, l’Oic, soggetto promotore dell’evento.
I temi proposti
Filo conduttore della mattinata è stato il rapporto, sempre più stretto, fra la libera circolazione dei dati e l’esigenza di regole chiare.
Telemarketing molesto, profilazione, uso commerciale delle informazioni personali e ruolo dei codici di condotta come strumenti di autodisciplina sono stati alcuni dei nodi affrontati.
Sullo sfondo, le grandi questioni che le nuove tecnologie pongono alle istituzioni: la sovranità sui dati, la responsabilità di chi tratta le informazioni e la consapevolezza degli utenti.
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