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Missili, Mosca raschia il fondo del barile

La Russia rimette in ballo armamenti e apparecchiature nei depositi dall'epoca della Guerra Fredda

di Angelo Vitale -


Missili “nonni” di nuovo in ballo, Mosca corre ai ripari. Mentre i radar dei media sono puntati sui missili di ultima generazione, nelle retrovie della Russia è in corso un’operazione che sa di disperazione e “archeologia bellica”. Nelle più recenti immagini satellitari visionate da analisti indipendenti la conferma di un fatto clamoroso: il Cremlino sta svuotando i magazzini di vecchi sistemi S-300PS, giganti tecnologici degli anni ’80 ormai destinati ai musei, per riportarli in prima linea.

Il mistero della fabbrica di Khabarovsk

Le telecamere orbitali hanno catturato movimenti frenetici presso questo stabilimento radio-tecnico a 8mila km dal fronte ucraino. Grandi piazzali di stoccaggio, pieni di ferraglia sovietica accumulata per decenni, si sono improvvisamente svuotati.

Ma cosa stanno portando via, esattamente? I “periscopi” del deserto, giganteschi tralicci mobili, in sigla 40V6MD. Come grandi torri d’acciaio che si alzano sopra le foreste per permettere ai radar di vedere “oltre l’orizzonte” e individuare droni che volano a bassissima quota.

Poi, gli “occhi” analogici, i 30N6, vecchi radar di puntamento. Non sono precisi come quelli moderni, ma sono robusti e, soprattutto, non hanno bisogno dei microchip occidentali oggi introvabili a causa delle sanzioni. Infine, i “bracci” di lancio 5P85, rimorchi che trasportano i tubi contenenti i missili.

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Perché tornare al passato? In atto una strategia del “risparmio”

La scelta di Mosca di affidarsi a questi “nonni” della contraerea non è un vezzo nostalgico, ma una necessità brutale dettata da tre pressanti fattori. I sistemi moderni sono “esauriti”: I sofisticati S-400, l’orgoglio di Putin, sono stati decimati dai missili ucraini o sono troppo pochi per coprire un territorio immenso. Produrne di nuovi è diventato un incubo burocratico e tecnologico.

Bruciante, la piaga dei droni “Flamingo”: l’Ucraina ora colpisce raffinerie e depositi a oltre 1.300 km dal confine. Per difendere migliaia di obiettivi sensibili serve “massa”. Gli S-300, pur inutili contro i jet invisibili della Nato, sono perfetti per abbattere droni lenti ed economici. Infine, il classico “conto della serva”. Usare un missile modernissimo da un milione di dollari per distruggere un drone da 20mila dollari è un suicidio economico. I vecchi missili S-300 sono “gratis”, già pronti nei depositi dagli anni della Guerra Fredda.

Mosca alla canna del gas

Per il portale di analisi Militarnyi, una prova definitiva: la “bolla” di invulnerabilità russa è scoppiata. Costringere l’esercito a cannibalizzare pezzi di ricambio dall’altra parte del mondo per proteggere il cuore della Russia europea significa che le riserve strategiche sono ormai agli sgoccioli. Mosca sta raschiando il fondo del barile.


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